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#Rai, concessione verso la proroga. La tv pubblica resta nella lista Istat. E spera nel Milleproroghe

La Rai è rimasta a bocca asciutta con la legge di bilancio 2017-2019, approvata a passo di carica dal Senato per consentire l’apertura della crisi di governo. Il canone scende da 100 a 90 euro, con qualche incognita sull’introito 2017 della tv pubblica. L’extragettito sarà diviso al 50% con lo Stato e il gettito previsto è stato ridotto in sede di legge di bilancio 2017-2019 e potrebbe esserlo ulteriormente in fase di assestamento.

Canone a parte, ci sono altri due problemi per Viale Mazzini. Il primo è la quasi impossibilità di rinnovare la concessione decennale entro il 31 gennaio 2017, quando scadrà la validità di quella attuale. La bozza dev’essere approvata da un consiglio dei ministri (quale?) e poi inviata alla commissione di Vigilanza per il parere da esprimere entro trenta giorni, con le festività di mezzo. In questo caso, il decreto Milleproroghe conterrà la proroga del termine, forse di sei mesi, forse di un anno come vorrebbe la Rai. Il Quirinale starebbe vigilando su questo.
Problema: come può un’azienda approvare un Piano industriale triennale, senza conoscere i termini della convenzione annessa alla concessione? Che, per esempio, potrebbe modificare il calcolo dei limiti di affollamento settimanale (spot pari al 4% del tempo di trasmissione): non più sulla media delle reti, come oggi fa la Rai, ma su ciascuna rete.

La Rai potrebbe perdere 50-60 milioni, dalle prime stime. Se il tempo degli spot si calcola sulle 24 ore. Se, però, la nuova direttiva europea sui servizi media e audiovisivi ridurrà il tempo su cui calcolare l’afffollamento dalle 7 alle 23 e non più sulle 24 ore, come prevede il testo della commissione Ue, in discussione al Parlamento europeo, la perdita potrebbe raddoppiare, magari dal 2018.

Come posso approvare un Piano triennale efficace in queste condizioni?

C’è poi la questione dell’inserimento dei servizi pubblici radiotelevisivi nella lista delle pubbliche amministrazioni, e, in Italia,della Rai nella lista preparata dall’Istat. Nella legge di bilancio vi sono molte voci di contenimento della spesa per le pubbliche amministrazioni della lista Istat. In una prima versione delle legge, la Rai era esonerata dagli effetti del suo inserimento nella lista. Poi, alla Camera, tale esenzione è saltata dal testo approvato. Con la promessa di reinserirla nel testo approvato al Senato. La vittoria del No ha portato alla blindatura al Senato di quel testo, approvato senza alcuna modifica.

La Rai spera che l’esclusione venga inserita nel decreto Milleproroghe, anche se non si tratta di una proroga, come nel caso della concessione.

In caso contrario, sarebbe impossibile per la Rai operare in un mercato turbolento e in rapidissima evoluzione come quello della comunicazione, con le procedure e i limiti imposti al comune di Varese.

 

P.S. Si dice che un diverso calcolo dei tetti di affollamento (la direttiva Ue vorrebbe eliminare quelli orari, per rendere i broadcaster più competitivi rispetto ai colossi del Web) diventi un “regalino” a Mediaset.

Certo, la Rai dovrebbe spostare spot da Rai1 a Rai3, a scapito del prezzo. In parte a favore di Canale 5, in parte di Google-You Tube e Facebook. Così, però, è impossibile avere una visione strategica per un servizio pubblico che riduca la pubblicità per avere maggiore indipendenza editoriale, avendo ovviamente le risorse necessarie (canone) per non perdere quella economica.

Nessuno, purtroppo, sembra aver intenzione di toccare la struttura iperconcentrata del sistema televisivo e dei media in Italia e quindi “se togli ad uno, dai all’altro (Sky ha ancora un ruolo marginale nella raccolta pubblicitaria)”.  Il sistema è bloccato e la concentrazione aumenta…ma di questo riparleremo….