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Da RaiSet a RaIstat, come non arrivare al rinnovo della concessione #Rai

Il servizio pubblico radiotelevisivo è giunto a una svolta. La Rai attende il rinnovo della concessione, che sarà decennale, come ha stabilito la legge sull’editoria. La quale ha anche prolungato la validità della concessione in vigore dal 31 ottobre al 31 gennaio 2017.

Si attende che la bozza del rinnovo venga portata dal Ministero per lo Sviluppo al Consiglio dei Ministri, per poi essere inviata alla commissione di Vigilanza, per il relativo parere entro trenta giorni.

Il rinnovo non sarà indolore per la Rai, per esempio sugli affollamenti pubblicitari, ora calcolati sulla media dei canali o sull’obbligo di un canale in inglese per l’estero (ma nei Paesi dell’Est si chiedono programmi in italiano!!). La bozza è pronta ma non è chiaro se andrà in Consiglio dei ministri prima o dopo il referendum costituzionale.

Nel frattempo, sono successi alcuni fatti che mettono in discussione la possibilità della Rai di competere sul mercato delle multipiattaforme e della tv on demand e in mobilità.

Due fatti. Il primo è l’inserimento della Rai nell’elenco delle Pubbliche Amministrazioni stilato dall’Istat. L’Istituto di statistica ha attuato le linee guida dell’Eurostat che, da quest’anno hanno incluso i servizi pubblici all’interno dello Stato quando i ricavi da canone superino del 50% quelli totali.

L’Istat, quindi, non può modificare la sua lista. Il rischio è che, ogni volta che nella legge di stabilità si parla di tagli alle spese della pubblica amministrazione, la Rai sia coinvolta perchè si fa in genere riferimento alle amministrazioni presenti nella lista dell’Istat. A meno che la legge, e quindi il Governo, non esenti esplicitamente un ente o un’azienda da quella previsione.

Il rischio maggiore per i servizi pubblici europei riguarda il finanziamento alla tv pubbliche, che in alcuni paesi, come Olanda e Spagna, sono trasferimenti statali. In Italia si paga il canone in bolletta ma, attenzione: il Governo ha inserito nella legge di stabilità 2016, approvata alla fine dello scorso anno, una cifra fissa, 2,7 miliardi lordi, quale finanziamento pubblico della Rai. Il famoso extragettito altro non è che quello che si dovrebbe incassare in più dal canone in bolletta. Questo sino al 2018.

Attenzione, quindi, a non trascinare il canone alla stregua di finanziamenti statali che possono essere ridotti, tagliati o magari impugnati. Il secondo provvedimento è il tetto agli stipendi, fissato a 240mila euro lordi annui dalla legge sull’editoria. Nella quale non si dice che quello è il tetto già fissato per legge per i dirigenti della pubblica amministrazione. Però, è lo stesso, non a caso. E, in particolare, rende difficile gestire un’azienda che deve stare sul mercato.

Lo so, la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole al tetto e alla conseguente riduzione dei 41 stipendi che in Rai lo superano. Il problema è che la Rai diventa meno attraente, per usare un eufemismo, per qualsiasi manager esterno all’azienda. E sempre che il tetto non si applichi anche alle prestazioni artistiche (la legge estende la norma a collaboratori e consulenti), se no sono guai anche per i programmi d’intrattenimento.

Una volta si parlava di RaiSet, forse una forzatura, ma il duopolio c’era eccome e per molti aspetti c’è ancora. E’ possibile non dover parlare oggi di RaIstat?

  • Marco Mele |

    Ha ragione Alessandro ho confuso le due cifre: il governo ha inserito nella legge di stabilita’ dello scorso anno 1,7 miliardi quela finanziamento pubblico alla Rai. Grazie!

  • Alessandro |

    Buongiorno, credo non sia corretta la cifra di 2,7 miliardi derivante dal solo canone, che probabilmente e’ la somma dei ricavi: le entrate totali ammontano, nel bilancio 2013, a 2.748 milioni: 1.756 da canone , 682 milioni dagli spot e 291 milioni da ricavi commerciali.

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