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Frequenze #tv: l’unità nazionale per rinviare l’addio della banda 700….

Dopo il Senato, anche la Camera ha approvato la sua risoluzione sulla proposta della commissione europea – che dovrà passare dal Parlamento e dal consiglio europeo – che vuole coordinare entro il 2020 l’abbandono, da parte delle emittenti televisive, della banda di frequenze UHF conosciuta come “banda 700”.

L’obiettivo è avere un’infrastruttura per l’Internet in mobilità contemporaneamente in tutta Europa, per restare competitivi nel mercato globale della comunicazione. Francia e Germania hanno già portato a termine l’asta “a frequenze occupate” per la banda 700 e quindi spingono verso questa soluzione: la Francia ha già varato un calendario per liberare la banda 700 entro il 2019, riducendo i multiplex nazionali, ma facendo trasmettere tutta la tv Alta Definizione. In Italia si è costruito un solido fronte politico-imprenditoriale per dire no alla proposta della commissione e prendere tempo.

La particolarità del nostro sistema televisivo è la motivazione con la quale Governo e Parlamento chiedono di rinviare al 2022 (ma tutti pensano al 2025) l’abbandono della banda 700. Non solo: si chiede di coordinare, come ha detto la Camera, tale abbandono con il passaggio al nuovo standard televisivo Dvb-t2 con codifica HVEC. Un articolo di Libero ha gettato il cuore oltre l’ostacolo: la Ue ci vuole far cambiare i nostri televisori….al lupo, al lupo!.

Ma quando mai….Allora: il passaggio al nuovo standard andava già fatto, ma è stato ostacolato in tutti i modi dai principali broadcasters, sino a far rinviare il termine, stabilito dal governo Monti, per la vendita dei soli televisori in Dvb-t2, ora fissato al primo gennaio del prossimo anno.

Non c’è alcun automatismo tra abbandono delle frequenze e passaggio al nuovo standard: quest’ultimo migliora la qualità audio e video e permette di farlo occupando meno capacità trasmissiva. Ci vuole tempo, però, per sostituire l’attuale parco di tvcolor e decoder. Molti hanno in casa un tv in T2 e non lo sanno, perchè le grandi catene distributive tutto dicono dei tvcolor che vendono tranne la cosa più importante, il suo standard. Però hanno in casa, magari in cucina, anche tanti tvcolor in Dvb.T, l’attuale standard, e certo non faranno la corsa a sostituirli, visto che i broadcaster continueranno a trasmettere in Dvb-t ancora a lungo.

Qui si apre un altro problema: Rai, Mediaset e gli altri vogliono poter fare il simulcast, ovvero trasmettere per un periodo in tutti e due gli standard. Ecco perchè non si vuole cedere la banda 700, dove Mediaset ha tre canali. I broadcasters nazionali hanno avuto 21 multiplex digitali e quasi tutte le frequenze coordinate, e quindi sicure, assegnate all’Italia – senza aver mai avuto assegnate le frequenze analogiche!!!. Un numero senza paragoni in Europa, grazie alla scelta della tecnica in SFN, usando ovunque la stessa frequenza (scelta di cui dovrebbero ringraziare l’allora ministro Paolo Gentiloni e, soprattutto, un tecnico di valore e indipendente come Antonio Sassano).

Ora vogliono ancora di più: vogliono le frequenze per trasmettere nei due standard. In banda 700 e sotto la banda 700, dove, prima o poi, bisognerà coordinarsi con i paesi confinanti, lasciando loro 14 dei 28 canali restanti, a parte la 700, nella banda UHF.

La grande unità nazionale contro la proposta della commissione Ue nasconde una verità non detta. Diciamola: nessuno ha intenzione di ridurre il numero dei multiplex (cinque) assegnati a Rai  e Mediaset – che ne utilizza sei, peraltro. Su parte di quei multiplex, inoltre, trasmetterà una pay tv che presto sarà al 100% di Vivendi. Dello spazio digitale unico europeo, per ora, importa ben poco a Governo e Parlamento. Nessuno parla della gara per tali frequenze e sopratutto nessuno sta lavorando a un Piano per la transizione al nuovo assetto dell’etere verso il quale va tutta Europa. Bisogna, bisognerebbe, dire QUANDO si parte e quando si arriva e con quali tappe intermedie.

La proposta dell’Ue sarebbe l’occasione per una vera riforma del sistema, riconoscendo il ruolo delle tv locali in frequenze coordinate,tra l’altro e creando un sistema di regole favorevole alla produzione indipendente. Nessuno vuole farla. A tutto vantaggio delle altre piattaforme distributive, come il satellite e le reti telefoniche fisse e mobili, dove stanno partendo i nuovi standard televisivi in altissima definizione (HDR e UltraHD).

Commissione Ue vade retro, il 2020 non s’ha da fare….Chissà cosa faranno i francesi quando a fine 2017 libereranno la  banda 700 in Costa Azzurra e in Corsica e avvieranno la banda larga in mobilità incontrando le interferenze delle tv italiane in Liguria, Toscana, Sardegna e Lazio….