Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Le nuove concentrazione nei #media, l’antitrust e la nave italiana…

Cambia la geografia politica dei media italiani. Nascono nuovo concentrazioni “difensive”. Si indeboliscono antiche roccaforti dell’informazione. Possono nascere nuove entità europee, facendo cadere altri pezzi del “muro di Berlino italiano” sollevato negli anni ottanta. Muro di Berlino che ha impedito la crescita di un sistema industriale nazionale competitivo in Europa.

Nel primo trimestre del 2017, quando l’operazione si chiuderà, la Cir avrà circa il 43% del nuovo gruppo editoriale, e sarà di gran lunga il maggior azionista, con la Fiat (Fca, ma preferiamo chiamarla ancora Fiat) intorno all’11%, Exor al 5%, come la famiglia Perrone.

La legge impone una soglia antitrust al 20% della tiratura nazionale e un altro tetto del 50% delle tirature per le pubblicazioni della medesima area interregionale. Vedremo cosa diranno Antitrust e Agcom: il nuovo gruppo dovrebbe essere al 22% circa della diffusione nazionale. E, oltre a La Repubblica, La Stampa e il Secolo XIX, controllerà i quotidiani locali della Finegil e il settimanale l’Espresso, e anche quattro canali televisivi tematici tra web e satellite e, in particolare, tre emittenti radiofoniche nazionali: RadioDeeJay, m20 e Radio Capital.

Cambia la geografia dell’editoria: i due quotidiani egemoni nel nord ovest finiscono sotto il controllo di fatto di un quotidiano “romano” come La Repubblica, mentre si indebolisce ogni giorno di più la milanese Rcs-Corriere della Sera: dopo la cessione della Rizzoli libri alla Mondadori, dal primo trimestre del 2017 non avrà più come socio Fiat-Fca, che cederà il suo 16,7% di azioni del gruppo agli altri soci, compreso la Exor, la finanziaria degli Agnelli, che si è impegnata a dismettere il 5% di Rcs che riceverà da Fiat-Fca.

Non basta: una nuova concentrazione riguarda, nel silenzio quasi generale, l’emittenza radiofonica nazionale. Finora era un mercato dove sei-sette editori privati si confrontavano tra loro e con radio Rai. Adesso, la nuova concentrazione nasce proprio, non a caso, dalla cessione della quota che Rcs deteneva in Finelco al socio Unibas (famiglia Hazan). Per farla breve, l’Antitrust, nell’aprire l’istruttoria (cosa che Agcom ha ritenuto di non fare) sottolinea come,  <con l’operazione in esame, RTI (Mediaset, ndr) deterrà il controllo esclusivo di Finelco>.

Finelco controlla Radio 105, Radio Montecarlo e Virgin Radio. Mondadori ha “ceduto” a Mediaset Radio 101. Il gruppo Fininvest-Mediaset, tramite la MediaMond, raccoglie pubblicità non solo per Radio 101, ma anche per Radio Italia Solo Musica Italiana, Radio Kiss Kiss, Radio Subasio, Radio Norba, Media Hit e Radio Aut.

Nel settore ha chiuso Radio&Reti, unica concessionaria indipendente…Le parti, secondo l’Antitrust, hanno una quota congiunta del 35-40% della pubblicità sul mezzo radiofonico.

La pay tv, invece, sembra costretta, dai costi dei diritti e delle tecnologie, a imboccare la strada dell’integrazione europea: dopo Sky Europa potrebbe nascere un nuovo gruppo europeo tra Canal Plus e Mediaset Premium, se i colloqui tra Bollorè e la famiglia Berlusconi sfocieranno in un memorandum d’intesa.

Il nostro è un mercato povero perchè concentrato. Povero perchè la concentrazione si è sempre difesa rastrellando i budget pubblicitari con sconti e “premi” agli acquirenti di spazi. Povero perchè la concentrazione ha rastrellato i diritti di trasmissione, impedendo la nascita di un’industria produttiva indipendente.

E ha rastrellato le migliori frequenze in digitale, lasciando agli altri soggetti quelle non coordinate o assegnate ai paesi confinanti, dopo non aver mai ricevuto l’assegnazione di quelle analogiche, sulle quali è prosperata la concentrazione e la povertà del sistema italiano.

Non sarebbe il caso di cambiare rotta? L’acciaccata corazzata del Sistema Italia, invece, sembra voler navigare sempre sulla stessa rotta, per esempio chiedendo un rinvio sulla proposta della commissione Ue di cedere la banda 700 alla banda larga mobile entro il 2020.

L’editoria si adegua e si concentra per sopravvivere. La radio deve adeguarsi per forza di cose. Sperano che quella nave non si debba chiamare Titanic.