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#Tv: alcune sommesse domanda su Agcom, Antitrust, Calcio, Rai e Frequenze

Agcom, convegno Aeranti-Corallo e a seguire l’assemblea di Confindustria Radio-Televisioni al Teatro Argentina.

Passati i due primi eventi, ci permettiamo di avanzare qualche sommessa domanda.

1) Qualcuno si è reso conto che il decreto Comunicazione è defunto? Doveva contenere misure per incentivare la banda larga ma anche norme sui canoni d’uso delle frequenze, un tetto ai multiplex delle tv nazionali, una revisione dei criteri per i finanziamenti pubblici a tv e radio locali. Che fine faranno tali norme?

2) Nella sua Relazione alla Camera, il presidente dell’Agcom Cardani ha ribadito, senza neanche troppa convinzione, che un quarto degli italiani avrà la posta e i giornali a giorni alterni. Non è prorio così, è peggio: una settimana la posta arriverà tre giorni su sette, la settimana successiva due su sette…Facciamo che sia un giorno sì e uno no: ma da una parte si grida all’emergenza della stampa, alla sua crisi strutturale e poi, dall’altra, la si tiene con la testa sott’acqua?

3) Piano delle frequenze: pare che l’Agcom abbia approvato un testo, non ancora pubblicato (trasparenza?) nel quale si rivede il Piano per includere le frequenze nazionali inutilizzate da assegnare alle tv locali. E che lo abbia fatto non includendo alcune frequenze in alcune regioni (Emilia-Romagna?). Cosa che non è affatto piaciuta al Ministero dello Sviluppo. Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni – non a caso assente alla lettura della Relazione annuale di Cardani alla Camera. Al convegno di Aeranti, Giacomelli attacca, chiedendo esplicitamente all’Agcom di includere tutte le frequenze nazionali inutilizzati nella delibera che deve essere ancora pubblicata (non può, ovviamente, dire di averlo già visto…).

E dice, finalmente, che la transizione al digitale è servita solo a difendere gli interessi del duopolio.

Le tv locali, intanto, lottano per sopravvivere e meno male che Giacomelli ha rivendicato di essere intervenuto per bloccare ogni disattivazione di impianti, dopo che il termine del di legge del 30 aprile per quelli che inteferivano con i paesi confinanti, è scaduto…Si riuscità ad uscire dalla giungla? Non sarebbe il caso di ripianificare tutte le frequenze, tenendo conto di quanto accadrà presto, in Francia ad esempio sulla banda 700?

4) Ma possibile che nessuno, neanche l’Agcom, dica una parola, almeno segnali che, nonostante le chiacchiere sui diritti degli utenti e dei consumatori, dalla prossima stagione le coppe europee di calcio si potranno seguire su una sola piattaforma, costringendo o a prendere un altro decoder o a cambiare gestore, con tutto quello che questo comporta? L’Antitrust si è scagliato contro l’accordo per i diritti della serie A, perchè vi è stata una sublicenza per farla trasmettere sia a Mediaset Premium sia a Sky…Certo, se la prendeva tutta un solo operatore per la propria piattaforma, gli introiti sarebbero stati maggiori! In Italia abbiamo un’Antitrust a favore di offerte monopolistiche e monopiattaforma…Almeno l’Agcom poteva dire una parola…

5) La Rai presenta ovunque i palinsesti, alla presentazioni girano attori, dirigenti, conduttori, imbucati vari…Mentre i presenzialisti impazzano, la tv pubbliche europee e la Rai hanno lasciato, senza colpo ferire, due edizioni delle Olimpiadi in mano a Discovery, che acquistando All Music, può contare sul tasto 9 del telecomando (per ora, almeno, la vicenda è ancora al Consiglio di Stato). L’Ebu esiste ancora?