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#Tv locali, frequenze, Francia e lettera dell’Ue sui canoni #tv: tener presenti i vantaggi degli incumbent verticalmente integrati…

1)Il 30 aprile, salvo una proroga del termine, 144 emittenti locali dovranno o accettare l’indennizzo e spegnere il segnale sulle 76 frequenze da cui trasmettono o, appunto, sperare nella proroga.

2) La Francia effettuerà nel prossimo luglio la gara per assegnare agli operatori delle telefonia mobile la banda 700 Mhz, finora in uso alle reti televisive. Si tratta di una gara a frequenze occupate: la banda larga partirà dall’ottobre 2017 in alcune regioni francesi, entro il 2019 la banda larga mobile userà ovunque l’intera banda di frequenze.

3) E’ stata inviata nel luglio 2014, ma finora era rimasta nei cassetti.
La commissione Ue ha inviato una richiesta d’informazioni all’Agcom e al Governo, riguardante la vicenda dei canoni d’uso delle frequenze, tornata d’attualità dopo che alla Camera è stato stralciato l’emendamento del Ministero dello Sviluppo che, nei fatti, prendeva come base i canoni 2013 e prevedeva un riordino della materia.
Il Ministero dell’Economia avrebbe bocciato tale passaggio di competenze dall’Agcom al Ministero.
L’emendamento è scomparso. Restano sul campo di gioco la delibera dell’Agcom del 30 settembre 2014, votata a maggioranza, con il voto contrario del presidente Marcello Cardani, che riduce il canone per Rai e Mediaset e lo aumenta per gli altri soggetti, e il decreto ministeriale del 29 dicembre 2014, con il quale il Mise blocca la delibera Agcom e chiede un acconto del 40%, già versato, agli operatori tv sulla base dei provvedimenti precedenti alla delibera.
La delibera Agcom, che attua la legge 44 varata nel 2012 dal governo Monti, imputa il canone ai soli operatori di rete, senza dare alcun rilievo al fatturato e alle attività televisive. Rai e Mediaset non dovrebbero pagare più 26 e 17 milioni di euro, come nel 2013, ma una cifra tra i 3 e i 13 milioni ciascuno. Avranno anche la differenza in restituzione?
Nella delibera, Agcom nega rilevanza aella definizione di “operatore verticalmente integrato”, tranne poi dimezzare da otto a quattro gli anni in cui gli operatori verticalmente integrati (quasi tutti) dovranno pagare il nuovo canone a regime.
Cosa scrive l’Ue? Che i contributi per l’uso delle frequenze devono essere “obiettivamente giustificati, trasparenti, non discriminatori, e proporzionati allo scopo perseguito”. Quale scopi? La gestione efficiente delle radiofrequenze e “l’assenza di distorsioni o restrizioni alla concorrenza”…
Con la delibera Agcom, infatti, pagano di più gli operatori nazionali minori e le tv locali!
Di più: nella lettera si dice che bisogna tener presenti le caratteristiche del mercato italiano, come le differenti condizioni in cui le frequenze sono state assegnate agli operatori (Cairo le ha pagate in anticipo); i vantaggi di cui hanno goduto gli operatori incumbent nella transizione al digitale (cinque mux a testa, ndr); e i vantaggi degli operatori incumbent verticalmente integrati che “hanno un numero significativo di multiplex”.
Rai e Mediaset, insomma. O anche Persidera, nata dalla fusione TiMedia-Espresso è un incumbent?
Pertanto “il nuovo sistema di contributi – scrive la commissione Ue – dovrebbe comportare condizioni più gravose per i nuovi entranti nè NUOVI VANTAGGI PER GLI OPERATORI ESISTENTI (maiuscolo nostro, ndr), ulteriori rispetto a quelli ottenuti per effetto “delle passate violazioni”.
Torniamo ai punti 1 e 2: mentre si ignora la lettera della Ue, le tv locali rischiano una decimazione e tutte le tv che trasmettono in banda 700, nelle regioni confinanti via etere con la Francia (Liguria, Toscana, Lazio, Piemonte occidentale), avranno seri problemi di ricezione a partire dall’ottobre 2017, che non è lontano.

Delle osservazioni firmate da due commissioni della Ue, l’Agcom, a maggioranza, non ha tenuto il minimo conto, anzi ha deliberato in senso opposto. C’è un’assoluta continuità dal 1990 al 2015 nelle legislazione e delle regole italiane, sempre a vantaggio di pochi soggetti. La crisi devastante delle emittenti locali ne è uno degli effetti. Il problema è che altri paesi vanno avanti seriamente, come la Francia, e a rischio non saranno più solo le tv locali. Va rivisto con urgenza tutto il Piano di assegnazione delle frequenze, visti i tempi pluriennali della sua attuazione.
Se, infine, la procedura d’infrazione contro l’Italia è ancora aperta, la nuova commissione Ue si faccia sentire. Magari a partire dagli spot nei film e dalle telepromozioni (l’Italia rispetta le direttive della Ue?).