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#Cinema in sala: senza Zalone, calo del 6%

L’effetto Zalone “gela” l’affluenza nei cinema nel 2014. Secondo i dati Cinetel per Agis e Anica, che riguardano quasi il 93% del mercato sale italiano, lo scorso anno si sono venduti 91,4 milioni di biglietti, il 6,13% in meno rispetto al 2013, mentre gli incassi sono calati del 7%. Il box office è tornato agli stessi livelli del 2012 (+0,1%), anno in cui, appunto, non era uscito un film di Zalone. “Sole a catinelle” ha raccolto da solo l’8% degli incassi totali e una cifra pari ai primi quattro film campioni d’incasso del 2014.
Cala la quota sia del cinema italiano sia di quello made in Usa. Mentre, però, il calo dei film italiani e di coproduzione è effettivo, sempre tenendo presente l’effetto Zalone – e non mancano positive sorprese – diversi film inglesi, a cominciare da Maleficent,il  campione d’incassi nel 2014, sono in realtà film finanziati da Hollywood, in questo caso dalla Disney, ma realizzati a Londra, quindi americani più che europei. Significativo è il fatto che Maleficent abbia realizzato il maggior incasso uscendo a maggio, quando, ancora durante la presentazione dei dati, è continuato il pianto greco, che va avanti dagli anni Ottanta, sull’estate “morta” per il cinema in Italia, come se non dipendesse da distributori ed esercenti ma da qualche entità esterna.
Cala il prezzo medio del biglietto (i film in 3D, che hanno il prezzo maggiorato, “tirano” meno), sceso a 6,02 euro. Uno squillo di tromba arriva dai primi tredici giorni del 2015: +10% d’incasso e di spettatori sull’analogo periodo del 2013 e maggiore incasso degli ultimi venticinque anni. Il problema è non calare nel corso dei mesi (nel 2014 vi è stato un tracollo a giugno, poi la discesa è proseguita sino a dicembre). Anche il primo trimestre del 2014, del resto, aveva segnato un +12% sul 2013.
Tra i distributori, dopo la “ritirata” di Medusa, sono le americane Warner e Universal ai primi due posti mentre buona la performance di 01, la società controllata dalla Rai, terza in classifica con il 13,5% dei biglietti venduti. Nessuno si è chiesto, come sempre, quanto sia “sano” il fatto che i primi due distributori di cinema italiano siano controllati dal duopolio televisivo, nè quanto sia favorevole allo sviluppo del mercato la concentrazione degli schermi in due grandi circuiti.
I risultati? Quelli denunciati dall’Anec, l’associazione degli esercenti: l’incasso medio di una monosala cittadina è di 85mila euro annui, da dividere tra il gestore della sala e i distributori dei film. Certi esercenti sono davvero degli eroi, come si è detto, a resistere e non abbassare la saracinesca. Fino a quando? E quanti dei 157 film italiani (troppi) immessi sul mercato lo è stato in più di 100 schermi?
Due elementi positivi ci sono: il numero delle sale non è diminuito e alcuni film italiani hanno realizzato incassi significativi: dagli oltre 12 milioni di Un boss in salotto (sino a pochissimi anni fa, il maggior incassi italiano era sempre un cinepanettone di scarsa qualità), uscito il primo gennaio, come quest’anno “Si accettano miracoli” di Siani, agli oltre 10 milioni di Sotto una buona stella, ma soprattutto  attenzione ai 7,9 milioni di Tutta colpa di Freud e ai 6,2 milioni de Il giovane favoloso, sulla giovinezza di Leopardi, di Mario Martone…
Un terzo elemento positivo, in prospettiva, è il risultato dei contenuti complementari diffusi nelle sale grazie alla digitalizzazione: hanno incassato quasi 10 milioni rispetto ai 7,2 del 2013. Si va al cinema, insomma, non solo per vedere il cinema.
Senza mettere in discussione la concentrazione a monte del mercato (oligopoli tv, majors) e quella a valle delle sale, però, si continuerà l’attuale economia fondata su pochissimi titoli e gli altri a far da testimonianza della libertà d’espressione ma senza canali per arrivare al pubblico, tranne il Web.
A proposito delle grida sulla pirateria: vista la tendenza mondiale al ritorno al consumo legale, a partire dalla musica, meglio preoccuparsi dell’arrivo di Netflix e di come quest’ultimo potrà influenzare le sorti del cinema e dell’audiovisivo italiano.