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Cardani su canoni #frequenze…non date retta ai giornalisti. Per favore, presidente…

Sentinella, a che punto è la notte? (dal Discorso della sentinella di Dossetti, di cui leggere il bel libro di Nando Bruno).

E’ ancora profonda, quella della democrazia e del sistema italiano delle comunicazioni.

L’audizione in Vigilanza del presidente dell’Agcom, Cardani, con l’Autorità al completo, sulla delibera per determinare i canoni per l’uso delle frequenze ne è stato una sconfortante conferma.

Nessun accenno all’assetto concentrato del sistema, nell’analogico come nel digitale, nessun accenno alla struttura anticompetitiva dei  sin troppo citati gruppi verticalmente integrati. Niente sul fatto che le frequenze sono state assegnate senza attuare il Piano approvato dall’Agcom, che ora si trova a dover proclamare la chiusura di decine di emittenti locali che pure hanno avuto un titolo ventennale dallo Stato (e non chiederanno un risarcimento pari al valore delle frequenze stimato nella delibera?).

Anzichè intervenire in modalità asimmetrica rispetto a tale assetto, l’Autorità indipendente sceglie di favorire gli incumbent, facendo loro risparmiare decine di milioni (quanti non si sa, perchè Cardani ha affermato che l’Agcom non è in grado di effettuare stime attendibili). Norme asimmetriche alla rovescia, che penalizzano i più deboli.

Non proprio quanto richiesto dalla commissione Ue nella sua lettera all’Agcom, presa a pretesto per un’attuazione progressiva del nuovo regime: in otto anni per tutti, tranne per Rai e per Mediaset, che tra quattro anni andranno a pagare a regime (quanto?).  Nulla cambia rispetto alla concentrazione delle risorse e delle migliori frequenze con tale applicazioni progressiva.

Non è tutto qui: si è nei fatti liquidata come reperto dell’era analogica la legge 448 del 1999, mai abrogata, non praticabile. Tale legge non richiedeva canoni per l’uso dello spettro, come invece la legge Monti che oggi l’Agcom intende attuare per liquidare la 448. Nel digitale, come nell’analogico, gran parte dei gruppi controlla proprietariamente sia l’operatore di rete sia il fornitore di contenuti. Nel digitale, secondo la delibera, dovrebbe pagare solo l’operatore di rete. Dovrebbe pagare un segmento che fattura a stento 500 milioni rispetto al circa cinque miliardi degli operatori televisivi…com’è possibile mantenere invariati gli introiti?

Imbarazzante la falsa compattezza con cui il presidente dell’Agcom ha difeso una delibera sulla quale ha votato contro, anche se lo ha negato, dicendo che lo ha letto sui giornali, invitando i commissari della Vigilanza a non dar troppo conto ai giornali. E perchè non li ha mai smentiti? E poteva Cardani smentire quanto affermato a Radio Radicale dal commissario Nicita, che ha motivato pubblicamente la sua astensione? Il voto delle Autorità è segreto? E allora perchè l’Agcom, nei suoi comunicati, sottolinea spesso che tal delibera è stata votata all’unanimità? Non si tratta di una violazione di quel segreto?

La notte del conflitto d’interesse è ancora profonda, e l’alba non si vede….