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#Rai, #Usigrai, questioni aperte dopo un’assemblea “d’altri tempi”…

Cosa sarà di noi?

La lunga assemblea aperta organizzata dall'Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, è stata caldissima, non solo per la temperatura sahariana della sala. Fischi, applausi, interruzioni per molti interventi. Ecco alcune riflessioni su quanto accaduto.

1) L'Usigrai e Vittorio Di Trapani hanno fatto passi avanti in un obiettivo fondamentale in questa fase: avere alleate su un unico fronte tutte le componenti dell'azienda. Con i dirigenti dell'Adrai, in particolare, la sintonia appare totale, ma anche con lo Snater, ossia con i tecnici. In questa fase, è un bel successo.

2) I 150 milioni tolti alla Rai sono un grave errore politico. Che, forse, costringe l'azienda (la misura appare comunque in qualche modo concordata, al contrario del taglio sul canone) a porre sul mercato una quota di RaiWay nel 2014, senza poter rinviare l'operazione in caso di turbolenze delle Borse e con un valore collegato in gran parte alla capogruppo Rai, che a sua volta deve affrontare la sfida del rinnovo della concessione, anticipata o meno che sia.

3) L'esasperazione, giustificata, toglie lucidità. L'intervento finale del sottosegretario Giacomelli ha piantato dei paletti importanti. Nel 2016 si farà una legge per rinnovare la concessione alla Rai: la gara per canone e servizio pubblico è da considerarsi archiviata così come il famigerato bollino blu, che apriva la strada alla privatizzazione di un pezzo di Rai. Questo vale molto più dei 150 milioni che, in ogni caso, NON andavano sottratti a un bilancio a rischio come quello dell'esercizio 2014.

4) Importante anche quanto affermato da Giacomelli sul canone: l'evasione delle famiglie è al 27% (molti dimenticano quella di istituzioni, partiti e altri soggetti giuridici, ben più elevata), nel 2014 l'importo non è aumentato, ci sono segnali di una rinnovata morosità. Risolvere questi problemi, ricordando che la Rai  non finanzia con il canone tutti i programmi di servizio pubblico – magari da rivedere perchè i criteri sono un po' ampi – con una riforma coraggiosa, anche se dal 2015, sarebbe una piccola rivoluzione.

5) Se la Rai deciderà di ricorrere contro l'articolo 21 del decreto Irpef, come ha intenzione di fare l'Usigrai, che ha chiesto un parere pro veritate al costituzionalista Alessandro Pace, sarà un'altra vittoria per il sindacato dei giornalisti. Per ora il Cda ha chiesto lumi all'ufficio legale ma in assemblea Guglielmo Rositani è sembrato abbastanza certo che la maggioranza dei consiglieri propenda per il ricorso.

6) Il tavolo va rovesciato con delle controproposte, a partire dalla governance. Si attendono quelle dell'Usigrai. Di sfuggita, non sarebbe secondario che il contratto di servizio costringesse il servizio pubblico a gestire un multiplex in Dvb-T2, standard che apre la strada alla riduzione della capacità trasmissiva, all'aumento della qualità dell'HD e alla trasmissione in mobilità (avendo terminali mobili con chiavetta in T2). Sembra che nel segnale in T2 si possa anche inviare la LTE, ovvero permettere la navigazione in Internete, con protocollo IP, dai terminali riceventi.

7) Nel momento in cui la Rai rischia di subire un colpo durissimo, deve rilanciare la posta. Non può difendersi e basta. E lo sa.

p.s. A chi ha applaudito (SIC) Gasparri; è quella legge che lega ai partiti l'azienda, che disponde una privatizzazione che, per fortuna, non si è fatta e che ha fatto mettere l'Italia sotto procedura d'infrazione da parte delle commissione Ue. In attesa che, prima o poi, se ne occupi anche la Consulta, alla quale, purtroppo, nessun organo giudiziario l'ha rinviata…