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#Rai: Zanonato non aumenta il #canone, neanche dell’inflazione programmata…E l’evasione?

Il ministro Zanonato lascia il canone Rai a 113,50 euro. La Rai, infatti, deve offrire un servizio della più alta qualità possibile al minor costo per i cittadini, recita il decreto.

Belle e giuste parole. Il Testo unico, la legge in vigore, prescrive che il Ministro, entro novembre, decida l'ammontare del canone per l'anno successivo tenendo conto di tre fattori: l'inflazione programmata, gli investimenti tecnologici e le spese per l'anno successivo. Zanonato non  tiene conto della prima. E non tiene conto che il contratto di servizio triennale per il quale si attende il parere della commissione di Vigilanza obbliga la Rai ad effettuare determinati investimenti (molte tecnologie usate nei centri di produzione sono obsolete e la Rai ha in programma di digitalizzare Tg1 e Tg3, dopo il Tg2, insieme ad alcuni Tg regionali nel 2014). Come dire: riduci la terza voce, le spese del prossimo anno.

Anno in cui la Rai dovrà mettere in bilancio i costi dei Mondiali di calcio in Brasile, dopo aver rinunciato (nessuno dice nulla?), per la prima volta, a trasmettere un Olimpiade, quella invernale di Sochi.

L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, chiede un immediato intervento almeno per ridurre l'evasione del canone (delle famiglie ma anche di partiti e soggetti giuridici), che ammonta a circa 550 milioni di euro l'anno persi dall'azienda e dallo Stato, magari per trasformarlo in una tassa di scopo progressiva, che si paghi in base al reddito (dichiarato).

Il sospetto è che, tra il bollino apposto sui programmi finanziati dal canone previsto sinora dallo schema di contratto di servizio e il mancato aumento dello stesso, si voglia costringere l'azienda a ridurre il proprio perimetro di attività, ridimensionandosi e riducendo così la propria competitività sul mercato. Il problema è storico: lo stesso decreto di Zanonato ricomprende la Rai nella Pubblica Amministrazione soggetta alla spending review di Cottarelli.

La politica fa finta di non sapere che la mancata riforma antitrust del sistema televisivo costringe la Rai ad operare come secondo operatore commerciale oltre che come servizio pubblico. Non avendo mai alcuna legge creato almeno due operatori privati commerciali in grado di concorrere alla pari, come accade in gran parte dei paesi europei.

Ci sono elementi per un ricorso della Rai contro il decreto di Zanonato, come già successe in passato. Certo, il clima nel Paese è tutto a favore della decisione di non  aumentare il canone: la Rai ha contribuito non poco, in passato, alla perdita di legittimità e di popolarità del servizio pubblico, cioè di sè stessa. Gli ascolti, tuttavia, continuano a premiarla (e bisognerà parlare degli ascolti di Mediaset prima o poi…).

La qualità e la diversificazione nascono dalla concorrenza e dal pluralismo. Merce rara nell'attuale sistema televisivo digitale…

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