Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

#Rai e dintorni: falsi movimenti e quel piccolo tavolo con il vento contro (Move on)….

Falso Movimento numero uno. Emendamenti Pd e Pdl alla legge di stabilità chiedono aumento del canone di sei euro per finanziare le emittenti locali.

Si vuole gettare sulle spalle dei cittadini (non evasori) anche il peso di un'emittenza locale da tempo consegnata alla marginalità della frammentazione da una legislazione subordinata agli interessi dei grandi gruppi nazionali, in analogico come in digitale.

Questo vuol dire 1) cercare di far sopravvivere i soggetti deboli del sistema senza approvare una norma antitrust che permetta loro di competere per risorse, diritti e frequenze, riducendo le concentrazioni dominanti. 

2) porre le basi per una dispersione tra più soggetti del canone che, al momento di rinnovare la concessione di servizio pubblico nel 2016, può portare a una sorta di maxi-appalto del canone a una pluralità di soggetti con ridimensionamento della Rai, ma senza significativo aumento del pluralismo e tantomeno della concorrenza.

3) In cambio di un versamento del canone alle emittenti locali, infatti, andrebbe chiesto loro di adempiere ad alcuni obblighi di servizio pubblico in termini di qualità della programmazione e dell'informazione. Cosa quasi impossibile in questa situazione di concentrazione delle risorse attorno a pochi soggetti e d'impoverimento progressivo, negli anni, dell'emittenza locale stessa.

Falso movimento numero due. Il Pd vota il commissario Agcom in una logica di schieramenti e non di capacità professionali dei candidati. Viene stroncata la candidatura migliore, quella di Antonio Sassano, incasellato come "renziano". Un altro grave errore della "politica" nel sistema delle comunicazioni. Dietro al quale c'è un vuoto di analisi e di capacità d'intervento nel settore, a fronte dei profondi cambiamenti in atto (social e mobile tv, nuovi standard, tv connesse, operatori della Rete attivi nei contenuti tv, intese tra gli operatori dominanti, integrazioni verticali)  salvo che nel difendere privilegi e interessi.

Il tavolo aperto da Move On e da altre associazioni per una riforma radicale della Rai e non solo con alcuni partiti (Cinquestelle e Sel più qualche Pd) è una tenace corsa con il "vento contro". Rilegittimare il servizio pubblico, dare ai cittadini la maggioranza della nomina di una Fondazione, togliere le azioni Rai dalle mani del Governo, contrastare una privatizzazione che rischia solo di far crescere le attuali posizioni dominanti: questi alcuni obiettivi di questo vascello pirata.

P.S. Falso Movimento numero tre. Possibile che nessuno dica nulla del fatto che la Rai lanci del canali HD solo per il satellite TivùSat di cui controlla la maggioranza con Mediaset? Questi canali potranno essere visti dal digitale terrestre? Da Sky certamente no. E chi paga il canone tra gli abbonati a Sky? Un servizio pubblico dovrebbe essere ricevibile su tutte le piattaforme, come accade in tutta Europa. Lo schema del contratto di servizio, invece, consente ancora tale discriminazione, riproducendo il conflitto d'interessi. Vedremo se il parere della Vigilanza chiederà di modificare questo punto…