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Europa 7 all'Ue: annullare il "beauty" penalizza nuovi entranti e minori

Centro Europa 7 ricorre alla commissione Ue contro l'eventuale annullamento del beauty contest. E ottiene dal Tar Lazio l'assegnazione, da parte del Ministero dello Sviluppo, di postazioni e frequenze mai assegnate dallo stesso Ministero nonostante fossero incluse in una convenzione siglata da Centro Europa 7 con il dicastero guidato allora da Paolo Romani.
Si complica ulteriormente la partita del riordino dell'etere in uso da parte delle televisioni, ereditata dall'attuale esecutivo, che per ora ha sospeso il beauty contest, ovvero l'assegnazione di dieci frequenze per sei reti nazionali digitali (una in tecnologia DVB-H, ormai defunta o in DVB-T2, lo standard del futuro prossimo) sino al prossimo 20 aprile.
La commissione Ue ha sospeso, nel 2009, la procedura d'infrazione contro l'Italia dovuta alle leggi sulle frequenze radiotelevisive (legge 66 e Gasparri). L'Italia, infatti, si impegnava ad avviare una procedura di assegnazione che doveva favorire i nuovi entranti e gli operatori minori.

Europa Way, controllata al 100% da Centro Europa 7, ha partecipato a tale procedura, avviata con delibera dell'Agcom, la 181 del 2009, poi "legificata" con la legge 88 dello stesso anno. Il gruppo guidato da Francesco Di Stefano è l'unico ammesso all'assegnazione del canale 6 o 7 della banda VHF. In questa banda - considerata minore e perdente, sino a poco tempo fa - Europa 7 ha avuto assegnato il canale 8. Il gruppo, così come Mediaset, ha impugnato la sospensione decisa dal governo Monti davanti al Tar. Secondo l'esposto presentato a Bruxelles, la sospensione e ancor più l'annullamento del beauty contest "si pongono in contrasto con gli impegni assunti dall'Italia con la commissione Ue". Se la revisione della gratuità dell'assegnazione, secondo l'esposto, ha ragione di porsi in relazione all'assegnazione <aperta all'assegnazione di soggetti incumbent (Mediaset e Rai), non può prospettarsi per le frequenze riservante ai nuovi entranti e agli operatori minori>. Se bisogna pagare le frequenze, insomma, lo devono fare i soggetti in posizione dominante, ai quali l'eventuale annullamento del beauty contest <garantirebbe la prosecuzione dell'attuale posizione di dominanza<.
I problemi per il Ministero sono aumentanti dopo la conclusione della Conferenza mondiale di Ginevra 2012, dove si è deciso che 12 frequenze, oggi tutte utilizzate in Italia dalle tv, potranno essere assegnate alla banda larga mobile dal 2015. Quattro di queste frequenze (54,55,58, 59) sono comprese nel beauty contest, altre sei no. Questo, dopo che il 18 aprile il Tar Lazio deciderà se sospendere il decreto per liberare altri 9 canali, già aggiudicati per quasi tre miliardi di euro alle Telecom, la cui indisponibilità rende più difficile il passaggio al digitale nel Sud.

Quanto a Europa 7 - che ha ottenuto solo da una sentenza del Corte di giustizia europea del 2008 le frequenze per trasmettere dopo aver ottenuto la concessione a farlo nel 1999 - il Ministero, dopo aversi visto  assegnato il canale 8 della banda VHF (non liberato del tutto dalla Rai, secondo il ricorso al Tar di Europa 7), siglava nel febbraio 2010 un accordo integrativo con il gruppo, in quanto il canale 8 VHF non consente la copertura dell'80% della popolazione richiesta dalla legge. Il Ministero, però, non ha mai assegnato le frequenze "integrative" (i cosiddetti "cerotti") previste dall'accordo, per avere meno problemi nel passaggio al digitale al Nord Italia.

Ora, però, il Tar Lazio ha intimato in via cautelare al Ministero, che dovrà anche pagare 10mila euro di spese, di assegnare, entro trenta giorni, a Europa 7 l'impianto di Monte Penice e la relativa frequenza, necessari a raggiungere circa 11 milioni di utenti tra Piemonte e Lombardia. Quando si andrà al merito, Europa 7 chiederà tutti gli altri impianti e le relative frequenze contenuti nell'accordo con il Ministero, insieme al risarcimento dei danni subiti da Centro Europa 7 e da Europa Way.

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