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E’ morto Carlo Sartori, uomo delle comunicazioni

Carlo se ne è andato, dopo un'atroce malattia degenerativa. Non c'è spazio sul quotidiano, non posso che ricordarlo qui, per ora. Ricordo i suoi occhi che mi guardavano, l'unica cosa che riusciva a muovere. Una vita intensa di corsa eppure di studio, tra l'Italia e l'America, centrata sull'industria della comunicazione come chiave per capire i mutamenti culturali e sociali nel passaggio tra due secoli.

Carlo Sartori ha navigato anticipando costantemente le onde dell'innovazione nei media e nella cultura: nel 1980 realizzò per la Rai "viaggio intorno al mondo in 80 televisioni", dove c'era tutto quello che sarebbe successo nel ventennio successivo: l'avvento del sistema misto, la televisione tematica e personalizzata, il time shifting, le tv multilinguistiche, la crisi delle tv generaliste per tutti.

 

In Rai, con Letizia Moratti (ma lui non era mia stato schierato con qualche partito e ne ha pagato i prezzi…mi diceva: il Pd m'ha sempre fregato…) crea ilbouquet satellitare di RaiSat. Ha scritto tanti tanti libri, ultimo la Grande Sorella 2, la vendetta (della tv), dove ha incrociato, come al solito, una grande e ordinata mole di dati e notizie con la riflessione e l'interpretazione del contesto in cui si andavano a inserire e a segnalare un cambiamento senza ritorno dalla tv monodirezionale a quella multidirezionale, integrata con quello che una volta era il pubblico.

Più scrivo, più mi rendo conto di non dire nulla, c'è sempre di più. Non ho mai capito del tutto perchè rifiutò nel 2001 di fare il direttore della tv della Nazioni Unite, dopo aver vinto un concorso al quale hanno partecipato uomini della comunicazione di tutto il mondo, penso per la famiglia e perchè sentiva qualcosa che non andava nel fisico.

Da  leggere, se vi capita: L'occhio universale (1981), La fabbrica delle stelle (1984) e La Grande Sorella (1989), Mondadori.

Ma ricordo soprattutto i suoi occhi che mi guardano senza poter parlare e pochi come lui avevano tante cose da dire e da progettare. Non abbiamo mai scritto una cosa insieme, pur avendone parlato spesso però….non potri dirlo., ma abbiamo scritto per gioco un piano editoriale della Rai, io di nascosto, poi ovviamente cassato perchè avrebbe intaccato il potere dei direttori di rete.

Ciao Carlo

  • paolo pagano |

    apprendo solo ora (dopo quasi 4 anni…) della sua scomparsa, e anche della grave malattia che lo avevo consunto. Ho avuto l’onore di essere un suo Allievo a MI al I.U.L.M. e di essere da lui ritenuto uno dei migliori dell’anno 1988, prova ne fu la Lode all’esame. Mi ricordo che invitava sempre ad apprendere la capacità di “tessere fili rossi tra Eventi apparentemente lontani ed estranei” : ebbene ora so di aver meritato la sua stima, e lo saluto con un semplice ma molto sincero GRAZIE Carlo !

  • Sandro Renghi |

    ho avuto la bella opportunità di essere suo allievo ad Urbino alla facoltà di sociologia, con lui ho redatto la mia tesi di laurea sull’evoluzione dell’industria dei mass media nell’epoca industriale (1990) poi sono stato felice di essere suo assistente fino al 1999 quando Carlo andò a Roma alla Sapienza ed io, con un figlio appena nato e i pochi soldi che il sistema universitario poteva dare non mi potevo permettere di vivere a Roma e quindi lasciai l’assistenza. Ho seguito i suoi passi per anni poi il silenzio fino a quando non ho letto della sua morte e della sua malattia.Mi dispiace, spero che il mondo delle comunicazioni e della TV non si dimentichi di un grande professionista di livello internazionale come lo è stato Carlo Sartori

  • doranna bonfanti |

    Buonasera, ho saputo che Sartori è mancato dalla trasmissione televisiva Tv Talk. Ho 51 anni ed ho comprato e divorato con curiosità i libri di Sartori. Ha precorso i tempi, forse troppo, sono andata ad un convegno ( credo a Modena). aveva affascinato la platea con una lungimiranza che molti non hanno ancora adesso. mi dispiace molto. un ricordo per un intellettuale prezioso

  • marina caleffi |

    Anche il mio pensiero accompagnerà Carlo. Ho lavorato alla realizzazione del canale History , proprio l’anno in cui RaiSat ha preso forma e sostanza. Con la mia squadra lo incontravamo ogni giorno, e ricordo il suo tifo appassionato per il nostro lavoro. “La Storia siamo noi”, ci diceva con lo sguardo sorridente e partecipativo. Conosceva bene la qualità e i suoi costi, e rispettava le competenze. In seguito , abbiamo avuto modo di collaborare ancora nel tentativo di irrobustire un progetto che trovò nella politica più ostacoli e lentezze che visione e sostegni.
    L’ho incontrato un’ultima volta a Bologna alla consegna del premio Granarolo Alta Qualità.( Se non ricordo male vinse l’attuale Ministro Riccardi.) Cenammo allo stesso tavolo, e anche in quell’occasione fu estremamente gradevole parlare della “stoffa dell’ombra e della luce” televisiva, ma anche di professioni e professionalità, cooptazione e incarichi politici… Salutandoci, mi disse sorridente : “Difendiamo sempre la nostra quota, quella professional!” E’ un mantra che mi ha regalato e che mi riporta alla sua persona garbata e al suo intrinseco valore

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