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Un’asta per le frequenze tv? Non è meglio un’assegnazione ai soli nuovi entranti?

I partiti si sono accorti che le frequenze tv valgono e come. In tempi di sacrifici perchè regalare le sei frequenze nazionali del beauty contest, che valgono tra 2,5 e 3 miliardi di euro, dati i risultati dell'asta sulla banda 800 Mhz?

Su LaVoce.Info esce una proposta di Carlo Cambini e Antonio Sassano. L'analisi è del tutto condivisibile. Il beauty contest è destinato agli operatori italiani verticalmente integrati, favoriti dai punteggi perchè in grado sia di fare l'operatore di rete sia il fornitore di contenuti. La scelta di assegnare alla tv locali i canali 61-69 poi destinati all'asta in  ogni regione aumenta la difficoltà di liberare tali frequenze e aumenta l'interferena di tutte le frequenze del beauty contest. Tranne due: i canali 55 e 58 destinati a Rai e Mediaset. Si regala un bene pubblico di elevato valore, violando la neutralità del servizio (una frequenza riservata solo al DVB-T2 o al defunto DVB-h).

La proposta,a mio avviso, solleva qualche perplessità pur essendo razionale: si consente a Mediaset di convertire il multiplex Dvb-h in DVB-T e così a H3G, si dà a Telecom Italia Media la frequenze del lotto C, la Rai dovrebbe restituire il multiplex sul VHF (canale 11, destinato al DVB-T2) e le frequenze extra (e interferita) ricevuta in ogni regione, per avere uno dei mux attualmente in gara. I restanti quattro multiplex sarebbero assegnati tramite un'asta competitiva riservata ad operatori di rete puri, non verticalmente integrati, riservando per cinque anni la capacità trasmissiva al broadcasting tv, un terzo della quale riservata alle tv locali.

La razionalità sta nella possibilità di far entrare in gara operatori esteri europei: altrimenti resta DMT-Mediaset, che però non sarebbe "puro" e poco altro. La maggiore perplessità è: perchè Rai e Mediaset devono avere gratis cinque multiplex (attenzione al cap: vale per il beauty contest, ma il trading delle frequenze è un diritto sancito dalle direttive Ue per il futuro….)  e i nuovi entrati, operatori puri a fronte, sul mercato della pubblicità e dei contenuti, di gruppi verticalmente integrati. I costi della capacità trasmissiva sarebbero inevitabilmente elevati, penalizzando al concorrenza dei nuovi entranti rispetto ai fornitori di contenuti integrati e consolidati (i soliti…).

Questa è anche l'obiezione a quei tanti parlamentari della sinistra che invocano l'asta per le sei frequenze: si rischia di penalizzare i nuovi entranti e le tv nazionali minori, di non creare nuovi spazi per le tv locali (a cui invece pensa la proposta Cambi-Sassano), facendo sì entrare denaro allo Stato in tempi di sacrifici, ma sacrificando un pluralismo già asfittico e oppresso dalla concentrazione di reti e testate.

 

  • andrea |

    è una gara su chi spara i numeri piu grossi?: 3 miliardi?, 16 MILIARDI????. Chi li paga? con che soldi? lo sa che un Mux puo fruttare al massimo 30 milioni l’anno di RICAVI? lo vendiamo a 3 miliardi l’uno?

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