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Il caso Santoro: Lorenza Lei più forte, Rai più debole. La 7 sul mercato

Qualcuno, magari, ha esagerato. Come "Il Corriere della Sera" che dedica il titolo centrale di prima pagina al "caso Santoro che scuote la tv" Ci sono tragedie che meritano più spazio di questa vicenda. I giornalisti tendono a ingigantire le storie che li convolgono, convinti che debbano interessare allo stesso modo tutti gli italiani. Poi ci lamentiamo di perdere lettori…

Detto questo, la fine di Anno Zero e la perdita di Santoro da parte della Rai aprono nuovi scenari. Da una parte, una Rai più debole e una Rai2 molto più debole a fronte della concorrenza. Mediaset prese Santoro unicamente per togliere i suoi ascolti alla Rai.

Una transazione tra azienda e conduttore poteva essere raggiunta per sanare il contenzioso giudiziario, ma per siglare un nuovo contratto,con il quale la Rai riconosceva il successo di un formato mandandolo in onda per propria volontà e non, com'è accaduto finora, per ordine dei  giudici. 

L'editto bulgaro, alla fine, è riuscito a concretizzarsi. Il direttore generale Lorenza Lei è ora certamente più forte agli occhi del Governo, il che non significa automaticamente avere maggiore autonomia (lo si vedrà alle prossime nomine). Lorenza Lei è più forte, la Rai è più debole. Si riduce la diversità all'interno del duopolio televisivo: e questo mentre si vorrebbe togliere Paolo Ruffini dalla direzione di Rai3 (magari per farlo finire alla 7 con Santoro e Mentana?). Ricordo che il pluralismo interno al servizio pubblico è un dovere più volte ribadito (invano) dalla Corte Costituzionale.

Se il servizio pubblico espelle (con sollievo, in alcuni casi) la diversità dei pareri,perde ulteriore credibilità. Questo ai suoi dirigenti sembra importare proprio poco. 

Santoro farà la fortuna de La 7? Sicuramente ne alzerà l'audience e renderà la rete di Telecom Italia Media più appetibile sul mercato. Si va verso il mitico terzo polo? C'è ancora molta strada da fare e La 7, quali che siano i soci, non può costituire un alibi per un duopolio sempre più allineato e omologato.

Chi pensa al pubblico, alla qualità dell'offerta, al suo pluralismo e alla concorrenza interna al sistema televisivo? Ben pochi, purtroppo, compresi gran parte dei ricercatori, troppo preoccupati dal trovare commesse.