Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La tv del potere sconfitta dal voto. Alle amministrative…

Un articolo importante e sottovalutato quello di Nadia Urbinati su LaRepubblica di gioved' 2 giugno. "La tv del potere sconfitta dal voto" è un raro tentativo di analizzare gli effetti della rivoluzione della Rete e delle reti sui comportamenti sociali, politici ed elettorali.

Pazienza se contiene alcune "imperfezioni" tecniche. Come quando afferma che la "tv via cavo che è giunta in Italia qualche mese fa, vent'anni o giù di lì più tardi" rispetto agli altri paesi occidentali. Il cavo negli Usa e in altri paesi europei era separato da quello telefonico, poi con la convergenza è entrato in competizione con le altre reti per offrire tv, telefonia e Internet. In Italia non c'è mai stata, nemmeno ora, in quella configurazione. S'intende, probabilmente, la web tv, compresi i social network e You Tube. Non è però questo che interessa.

 La tesi dell'articolo è che "l'uso capillare della comunicazione tele-on line" ha ricadute di straordinaria importanza per la democrazia. E qui, imperfezioni tecniche a parte, Nadia Urbinati ha certamente  ragione. Così come quando analizza lo scollamento tra il duopolio Rai-Mediaset e la realtà variegata, plurale e decentrata della vita sociale, che si manifesta liberamente attraverso la Rete ed è espulsa dal "monopolio autoreferenziale", che è "debole perché é troppo forte".

Qualche dubbio lo pongo sulla certezza di N.Urbinati circa il fatto che, rispetto al passato, l'egemonia di Silvio Berlusconi sia destinata a declinare, insieme "al controllo centralizzato dell'informazione e al blocco dell'innovazione tecnologica".  Le elezioni di fine maggio sono state amministrative, con l'elezione diretta del sindaco. Lì conta il passaparola, l'incontro diretto, l'uso dei social network e di You Tube per creare una rete di contatti e di opinioni e contro-opinioni che hanno sostenuto da vicino e a distanza Pisapia come De Magistris. "La tv via cavo", chiamiamola così, funziona bene per le amministrative e per i referendum.
Le elezioni politiche, soprattutto con l'attuale legge elettorale, sono un'altra cosa. Conta l'immagine nazionale del leader, conta il simbolo di partito, contano le alleanze tra i partiti per avere la maggioranza alla Camera. In altre parole, per le politiche conta, e come, la tv centralizzata e controllata del duopolio , molto più che alle amministrative.  L'obiezione storica: "ma a volte Berlusconi ha perso le elezioni pur con il duopolio" non tiene conto di una controbiezione. Nessuno può dire cosa sarebbe successo, negli ultimi vent'anni, con un sistema televisivo aperto, concorrenziale e pluralista, quale non è quello italiano (ma SkyTg24, negli ultimi tempi, non sembra un po' SkyTg4?). Con il duopolio, in ogni caso, Berlusconi ha vinto diverse elezioni politiche nazionali (1994, 2001, 2008)  e una volta ha perso di tanto poco che il governo Prodi è caduto dopo un anno e pochi mesi (non è questo il post per entrare nel merito di tale caduta…).

Anche in queste ultime elezioni, tra l'altro, la par condicio si è rivelata uno scudo di cartapesta a difesa della parità di condizioni tra i candidati. Alle amministrative Pisapia vince anche senza i mezzi (economici) della Moratti e i media centralizzati e controllati. Alle politiche è un'altra musica. Non è detto che, in ogni caso, non possa vincere chi non ha il controllo delle grandi reti televisive, anzi. Quanto potrà stare in sella, però, il vincitore, quando i Telegiornali riporteranno di  nuovo nei titoli di testa i furti nelle ville (ora sono spariti, eppure sui giornali locali ce ne sono eccome) per creare insicurezza sociale e così via?

 Non c'è alternativa, nemmeno Internet, a un sistema televisivo liberto, aperto, concorrenziale e pluralista.