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Il sacco di Cinecittà è avvenuto da tempo. Ora il Governo dà il colpo di grazia

Ora Cinecittà-Luce minaccia di chiudere i battenti.  Nel 2011 avrà solo 7,5 milioni di euro rispetto ai 17 del 2010 e agli oltre venti alla metà degli anni duemila. "Come si fa a chiudere la storia?" si chiede Roberto Benigni. Già, come si fa? Perchè Cinecittà è arrivata a questo punto? Il Governo sta dando solo il colpo di grazia. Il che non è poco, è gravissimo. Non si capisce come il Pdl possa organizzare un convegno, il 21 marzo, sul cinema come risorsa, senza parlare di questa vera e propria esecuzione . Denunciata da un amministratore delegato nominato dall'attuale maggioranza di governo.

La crisi però arriva da lontano. La tesi di persone esperte e competenti come Michele Lo Foco è: Cinecittà è stata svuotata degli asset più importanti, che sono stati svenduti ai privati: le sale e il ramo d'azienda degli stabilimenti ceduto a Cinecittà Studios, società a maggioranza privata. Interpretazione tutt'altro che sbagliata, soprattutto in termini di valorizzazione mancata di un patrimonio pubblico. Non vi è una contropova, però: cosa sarebbe successo a Cinecittà Holding, frutto della fusione Ente Cinema-Cinecittà spa, se le sale e il ramo d'azienda fossero rimasti pubblici? Com'è stato gestito il circuito di sale dalla holding pubblica? Non sono stati forse dati minimi garantiti fuori mercato ai proprietari della mura delle sale? Questo "buco nero", forse, non è ancora aperto?

 La "fame" dei partiti, insomma, avrebbe rischiato di far crollare le mura di Cinecittà ancor prima dei tagli del governo Berlusconi-Bossi. Così, almeno, gli stabilimenti, in mano ai privati, si stanno rilanciando (arriva Woody Allen), non sono alla chiusura e potranno aprire un Parco a tema cinematografico sulla Pontina. Certo, qui ha ragione Lo Foco, lo Stato avrebbe dovuto avere ben altri introiti dalla privatizzazione (decisa in modo bipartisan, con due ministri coinvolti, Rutelli e Bondi, e tutti i sindacati d'accordo), che ha incluso nei fatti anche lo storico marchio. Ma il sacco di Cinecittà è avvenuto da tempo e ora si è solo arrivati vicino al redde rationem. Il 12,, oltra alla Costituzione e alla scuola pubblica, bisogna difendere la Cultura. E lo si può fare solo con progetti e persone nuove.

  • alfadixit |

    Chi fa cultura avvelena anche te, digli di smettere.
    Come pianificare oggi la completa scomparsa della cultura nelle società di domani.
    Non capisco perché tanta indignazione, tanto clamore. I pesanti tagli al fondo unico dello spettacolo e alle risorse per la scuola erano del tutto prevedibili, sono i due lati della stessa medaglia, parte cioè di un modello preciso di sviluppo che prevede la sistematica emarginazione della cultura dalla collettività. Credo che sia sotto l’occhio di tutti come il degrado dei valori e della valenza culturale sia stata caratteristica distintiva della nostra società negli ultimi decenni. Un degrado che coinvolge l’intera sfera sociale, dei media, e personale. Ma ciò che maggiormente preoccupa sono i meccanismi del sistema, dalle strutture di governo ai terminali periferici, che, di degrado prosperano, se ne nutrono, alimentando una macchia nera di “non cultura” che si espande velocemente, lievita. La cultura è inutile, inquina, “non si mette nel panino” è la propaganda dei virili leaders in canottiera o delle prorompenti signorine dai tacchi a spillo e seni di plastica. Del resto in nessun paese al mondo esiste una contrapposizione così ampia fra cultura e ricchezza…. continua su
    http://www.alfadixit.com

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