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Tg, par condicio, direttiva Ue, Internet e giornali

Scusate i ritardi dovuti alla scrittura finale del libro (su Un posto al sole, non so a chi possa interessare).
Di tutto un po’:
1) Internet, secondo una ricerca della Pew Research, è la fonte primaria d’informazione per il 61% degli americani contro il 50% della stampa locale e il 17% della stampa nazionale. La televisione, però, è al 78% per quella locale e al 71% a livello nazionale. Negli Stati Uniti i media sono media locali per origine e per legge. I giornali sono dati per morti da molti esperti….
Le televisione è il principale mezzo d’informazione, quindi. Se provassimo a fare una ricerca simile in Italia? La fa già il Censis e la televisione è non solo la principale ma anche l’unica fonte d’informazione per una buona parte degli italiani.
2) Per questo è importante ciò che è successo sulla par condicio. La legge stabilisce la separazione netta tra informazione e tribune, strumento di propaganda elettorale dove deve esserci assoluta parità tra i candidati e le liste. Nella legge c’è anche il divieto degli spot elettorali a pagamento (correva l’anno 2000…). Ora chi vuole abolire o ridimensionare quella legge, ha votato in modo da obbligare l’informazione nella camicia di forza delle tribune politiche. Per dire: "vedete, la par condicio è illiberale!".Pensando forse di ripristinare gli spot a pagamento…?
3) La par condicio, in realtà, è un surrogato a fronte dell’incapacità della classe dirigente di riformare il sistema televisivo e dei media in senso concorrenziale, a vantaggio dei cittadini e del loro diritto ad essere informati. E i talk show oggi annullato dalla Rai sono a volte non proprio il massimo per un’informazione completa, corretta e plurale: ciònonostante, la protesta per l’annullamento è più che giusta, doverosa.
4) Perchè, tra l’altro, i Telegiornali sono la negazione del diritto a essere informati, come dimostrano i dati dell’Osservatorio di Pavia nel 2009, totalmente sbilanciati a favore del Governo e della sua maggioranza, tranne il Tg 3 e (ancora per poco?) il TG de La 7.
5) Il decreto legislativo con la quale si è recepita, in ritardo, la Direttiva Ue sui servizi media audiovisivi è un mix di misure pro-Mediaset e anti-Sky mentre la presunta "marcia indietro" su Internet era già contenuta nei "considerando" della Direttiva europea, che escludeva motori di ricerca, editoria elettronica, giochi e quant’altro dal novero dei servizi media audiovisivi. La "marcia indietro" è un grazioso regalo dell'opposizione al Governo!!!!
6) L’Antitrust ha aperto un’indagine conoscitiva sul sistema televisivo. Tempo: un anno. Documento preliminare: unico indagato per distorsione alla concorrenza è Sky. Totò direbbe: ma mi faccia il piacere…