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Sistema dell’informazione in Italia: una fase delicata

Il sistema dei media e dell'informazione vive in Italia una fase molto delicata.

La transizione al digitale, dal 24 tocca a Torino e Cuneo,  insieme alla crisi della pubblicità e delle risorse dirette, rischia di accentuarne tutte le anomalie.

Andando per punti:

1) Tutti i grandi quotidiani devono procedere ad una ristrutturazione, con tanto di riduzione dei costi, organici giornalistici compresi. Questo indebolisce l'indipendenza e la capacità delle redazioni di mantenere la "rotta" a fronte di attacchi provenienti spesso dalla politica.

2) La Rai rischia di vedere ridimensionati programmi che, pur discutibili, sono fondamentali per non ridurre il pluralismo a una sorta di informazione "a-critica", priva di autonomia, ridotta a megafono delle forze politiche e del Governo in particolare.

Perdendo ulteriore credibilità, tra l'altro.

3) La vicenda Rai-Sky indebolisce entrambi i contendenti, togliendo audience alla tv pubblica e riducendo l'appetibilità della piattaforma satellitare a pagamento, in rapporto ai costi. nessuno si abbona per vedere Rai1 o Rai3, è vero, però metà dell'ascolto di Sky spetta ai canali generalisti. Certo, chi trova un programma oscurato spesso va su un altro canale della piattaforma…però al momento di rinnovare o disdire l'abbonamento la non completa disponibilità dei programmi Rai e Mediaset, da parte di chi paga già il canone, può pesare in senso negativo. A vantaggio di chi?

4) L'informazione, che va collegata a un assetto iperconcentrato e "proprietario" (caso TivùSat), tende a privilegiare il gossip, il dossier, la voce mentre alcuni quotidiani sparano ogni giorno contro il "nemico", contribuendo ad avvelenare i pozzi (il Web non può che seguire la scia)…

5)

Le tv locali e le tv nazionali minori appaiono sempre più in difficoltà a competere nella transizione al digitale. Il modello italiano della transizione con operatori integrati verticalmente e con risorse e diritti (library) concentrati su tre operatori comincia ad avere le sue vittime. E pensare che alcuni di loro, associazioni comprese, salutavano come una vittoria l'approvazione della Gasparri, che ha consolidato tale modello. Non basta avere le frequenze assicurate, il problema é riuscire a stare sul mercato…