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Cinema made in Italy bene al box office, ma….

Il cinema italiano sta bene? A giudicare dagli incassi presentati – si poteve fare meglio, nella forma come nella sostanza – da Anec, Anem e Anica sì. Le nuvole all’orizzonte non mancano. In un anno solare in cui gli incassi complessivi sono calati del 3,99% sull’analogo periodo del 2007, il cinema nazionale ha una quota del 27,3% sulle presenze totali, co-produzioni incluse. Quota di mercato al di sotto del 2007 (intorno al 32%) per "demerito delle coproduzioni". La quota dei film nazionali al 100% è pressochè stabile. Rispetto ai dati degli altri mercati europei, allineati a quello italiano – a parte il caso francese dove un film come Giù al Nord ha trascitano il box office in positivo – «va ricordato che il 2007 per l’Italia, al contrario degli altri mercati europei, è stato un anno eccezionalmente positivo» spiega Paolo Protti, presidente dell’Anec, l’associazione degli esercenti. C’è recessione, insomma, ma il cinema tiene, in particolare quello italiano, «anche se c’è troppa smania di essere presenti ai Festival (Venezia, Roma, Torino, ndr) e questo porta a una concentrazione nelle uscite di film della stessa tipologia, che si rivolgono allo stesso pubblico, in 6-7 settimane, a ridosso dei Festival. Sono tre anni che in settembre-ottobre la quota del cinema italiano cala per poi risalire nel resto dell’anno» sottolinea Riccardo Tozzi, presidente dei produttori.
Le ombre? Arrivano soprattutto dai tagli del Governo, in particolare sui fondi per la ristrutturazione e la conversione al digitale delle sale mentre non è ancora arrivato l’ok della commissione Ue sugli incentivi fiscali varati con la Finanziaria 2008 (dovrebbe passare il tax credit ma non il tax shelter). Molto ombre per le sale cittadine, in particolare per le monosale: i vertici delle associazioni del settore chiedono misure per non far chiudere le sale, dai parcheggi alla tassa sui rifiuti (basata sui metri quadri e quindi, particolarmente onerosa per i cinema).