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Cinema italiano a Venezia tra incentivi, tv, pirateria e digitale

Incentivi fiscali, passaggio al digitale, lotta alla pirateria, rapporti con le piattaforme televisive. Sono i temi attorno ai quali si discuterà a Venezia. Dopo, ovviamente, i film e le loro star.
Il sostegno pubblico al cinema ha cambiato rotta con il tax credit e il tax shelter. Più capitali privati e meno finanziamento diretto dello Stato: è questa la nuova filosofia. Per capirla, una guida fondamentale è il libro "Il mercante e l’artista", edizioni Spirali, curato da Angelo Zaccone Teodosi, Bruno Zambardino e Alberto Pasquale, con le prefazioni dei due politici che hanno lanciato gli incentivi fiscali con un emendamento bi-partisan, poi recepito nella Finanziaria 2008: Gabriella Carlucci e Willer Bordon. Incentivi prima cancellati dall’attuale Governo e poi ripescati grazie a un Fondo della Presidenza del Consiglio (ma il Ministero dei Beni Culturali è stato lasciato a secco: non è un bel segnale).
Aumentare la dotazione finanziaria dei produttori nazionali e la loro capitalizzazione, far crescere le partecipazioni incrociate tra i comparti della filiera, attrarre investitori e produzioni dall’estero, aprire un nuovo capitolo nel rapporto tra economia e cultura. Questi alcuni degli obiettivi dei nuovi strumenti fiscali a vantaggio del cinema italiano.
Si tratta ora di attuarli, per capirne le potenzialità in termini di investimenti aggiuntivi per la produzione e la distribuzione di film italiani, equilibrando e diversificando le diverse tipologie di intervento dei privati, dal product placement, i marchi delle aziende che appaiono nei film, alla partecipazione agli utili.«Il tax credit avrà un grande impatto – sottolinea Riccardo Tozzi, presidente dei produttori nazionali – da quando andrà a regime, a partire dal prossimo anno. Migliorerà i conti e l’indipendenza delle aziende. Senza dimenticare che l’attuale successo di pubblico dei film italiani è una tendenza in atto da sette-otto anni: quest’anno possiamo chiudere con il 35% di quota di mercato».
Il passaggio al digitale è un’altra sfida per la nuova industria cinematografica italiana: s’intende sia il passaggio alla proiezione digitale in sala, sia quello alla televisione digitale e multicanale. La manovra del governo. però, ha confermato il "taglio" al finanziamento del Fondo per il credito agevolato in favore delle sale e ai fondi per la promozione del cinema italiano. «È un colpo alle prospettive future del settore – commenta Paolo Protti, presidente dell’Anec – e a chi ha già investito per convertire le sale al digitale contando su tale strumento. Il tax credit si dà per l’innovazione tecnologica dell’esercizio ma senza credito agevolato manca il sostegno alla sua trasformazione strutturale. Un’osservazione: da sei anni teniamo i prezzi fermi ma i costi crescono e le certezze mancano».
Il cinema italiano, poi, ha una missione precisa: far "ricadere" negli altri canali distribuitivi l’onda del successo ottenuto sul grande schermo nelle ultime stagioni. Missione incompiuta: il film italiano nell’home-video e sulle reti televisive, generaliste o a pagamento, non la "quota" che ha in sala. Il prezzo pagato dalle tv, inoltre, è spesso inferiore al valore dei film. «Bisogna impedire alla Rai – sostiene Tozzi – di pagare ancora di meno, "perché c’è il credito d’imposta" che, in tal caso, diverrebbe un trasferimento di risorse alla stessa Rai. Dobbiamo evitarlo. Mediaset e Sky pagano i film in rapporto a quanto incassato al botteghino: perché la Rai non fa altrettanto?».
Il mondo del cinema, infine, non può pensare di lasciare a Hollywood la guida della lotta alla pirateria solo perché i film americani subiscono di più riproduzione e diffusione illegale. «Le leggi che abbiamo oggi funzionano – sottolinea Tozzi – con il doppio avvertimento e la minaccia di sconnessione di Telecom a chi fa il downloading illegale. Bisogna però offrire un’alternativa di consumo legale dei film nazionali, aprendo un confronto sui tempi di tale offerta rispetto all’uscita in sala».