In altri paesi, Francia e Spagna in testa, la diffusione delle piattaforme digitali è l'occasione per ampliare il mercato con nuovi editori, che vengono posti in condizione di parità rispetto agli operatori consolidati, a partire dalla capacità trasmissiva assegnata e dalla titolarità di reti digitali.
In Italia, l'unica apertura del mercato terrestre è la cessione (onerosa) di capacità da parte dei maggiori operatori, pari al 40% per una rete Rai e due di Mediaset e Telecom Italia. Per forza Rcs e De Agostini si tirano indietro e preparano canali per Sky (dove ricevono un pagamento dalla piattaforma)!!!
Ora il Governo ha fretta. Deve diffondere i decoder digitali terrestri nel maggior numero di abitazione possibile. Per abbreviare il periodo in cui l'assetto transitorio scauturito dalla legge Maccanico (in realtà da prima della Mammì) viene prorogato, dalla Gasparri, fino al passaggio al digitale. Per accelerare la vendita delle carte prepagate con le quali accedere ai contenuti premium del digitale terrestre (ma La 7 Carta Più c'è ancora, fa ancora pubblicità, compete ancora?).
E allora via alla marcia su Roma digitale, entro il 2009. Non basta: via alla grande Lombardia, dalle province del Piemonte ai confini veneti. Non fa niente se, in alcune zone, i canali saranno inferiori al numero di emittenti, al contrario di quanto accaduto in Sardegna: se la vedranno le tv locali, consorziandosi per spartirsi una rete (e tagliarsi fuori dall'Alta Definizione, che per un canale richiede quasi un intero multiplex). Non fa niente se si impiegheranno risorse pubbliche per portare i decoder dal 30% al 90% delle famiglie (a Roma).
Non fa niente se non si discute il "cuore" industriale e di mercato del problema: con quale assetto si accelera la corsa al digitale. Qualcuno può veramente credere che ai nuovi entranti debba essere riservata una o due reti, magari con una gara onerosa, mentre i due maggiori operatori ne avranno sei ciascuna, Rete4 compresa? E potranno, con le modifiche al regolamento dell'Agcom, fara la promozione dei loro canali sulle reti analogiche?
Dove sono le misure asimmetriche per favorire i nuovi entranti? Sembrano sì asimmetriche le regole, ma alla rovescia, per favorire gli operatori consolidati: Telecom Italia Media, ad esempio, è l'unico dei tre operatori che cederanno il 40% della capacità trasmissiva a dover articolare regionalmente una delle due reti coinvolte.
La commissione Ue chiede approfondimenti e incontri al Governo quasi per non decidere. Eppure di motivi per deferire l'Italia alla Corte di giustizia per violazione delle direttive comunitarie sulle comunicazione elettronica ce ne sono ogni giorno di più. A proposito: perchè Bruxelles non chiede all'Agcom se ha calcolato il limite del 20% dei programmi analogici e digitali previsto dalla legge Gasparri? E se vi include o meno i canali Gallery di Mediaset Premium?
Risultato: l'Italia è l'ultimo dei grandi paesi europei per lo sviluppo del digitale. Soprattutto, è l'ultimo per pluralismo e concorrenza.
CATEGORIE: Televisione
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