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Cinecittà Holding, come la Rai: si cambia con la maggioranza

Gaetano Blandini è stato nominato amministratore unico di Cinecittà Holding per non più di un anno. Cambiano governo e maggioranza e cambiano i vertici della società il cui azionista di riferimento è il ministro dei Beni e delle Attività Culturali.

Cinecittà Holding, a sua volta, è azionista unico dell’Istituto Luce, un pezzo importante della memoria nazionale e di Filmitalia, società per la promozione del cinema italiano all’estero. Deve, soprattutto, cercare di vendere il circuito di sale Mediaport, ma non è un’impresa facile: un’asta è già andata deserta. Vedremo se Blandini andrà avanti sul progetto di accorpare Luce e Filmitalia nella holding.

Più preoccupante sarebbe un progetto che punti a far tornare nella sfera pubblica Cinecittà Studios, la società a maggioranza privata che ha in gestione gli studi sulla via Tuscolana, di proprietà della Holding. La gestione degli Studi non può cambiare con la maggioranza (due legislature fa cambiò due volte con la stessa maggioranza, quando un’anomala alleanza An-Udc provocò la dimissioni di Ubaldo Livolsi) quando si sta in un mercato quanto mai competitivo e serve continuità di gestione, a partire dall’investimento nell’innovazione tecnologica, e rapidità nelle scelte per "catturare" una grande produzione.

La promozione all’estero del cinema italiano sembra un compito del tutto improprio per Cinecittà: va costituita un’Agenzia nazionale, cui partecipino, con quote minoritarie, tutte le componenti del settore ma alla quale il socio di maggioranza pubblica assicuri risorse e autonomia per rilanciare il nostro cinema sui mercati esteri. Con meno viaggi-premio e più azioni di marketing e di analisi dei mercati dove si dovrebbe operare.

Cinecittà è un patrimonio nazionale, che andrebbe rafforzato (perchè la Rai non ne diventa socia?) e reso competitivo per attrarre capitali e lavoro dell’estero. Il tax credit del governo Prodi e il rimborso dell’Iva da parte della Regione Lazio sono due segnali concreti in questa direzione.

La nostra classe politica continua però a sottostimare, per non dire altro, un settore che forse porta pochi voti ma è strategico per l’immagine e l’identità del Paese, con ricadute positive prima di tutto sul turismo.