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Lo Stato per lo spettacolo: “Non tutto ciò che può essere contato, conta”

Piena di spunti per il futuro dello spettacolo la relazione di Angelo Zaccone Teodosi, presidente di IsiCult, al convegno "Una legislatura innovativa per lo Spettacolo italiano", svoltosi il 7 aprile a Roma. Passata la campagna elettorale, se ne può e se ne deve ragionare. Eccone alcuni estratti, su alcuni dei quali si può discutere ma indubbiamente coraggiosi, fecondi e poco dibattuti nei media e nella classe dirigente.

Lo Stato destina circa 2 miliardi di euro l’anno al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, a fronte dei 42 per la Pubblica Istruzione e dei 20 alla Difesa. E’ giusto un rapporto di 10 a 1 tra Difesa e Cultura?

Lo Stato centrale, ormai, conta solo per un 30% dei finanziamenti alla cultura (1.860 milioni nell’esercizio 2006), cifra quasi raggiunta dalle Regioni, con 1.600 milioni e ben superata dai Comuni (2.800 milioni). Come si può deliberare e governare se nessuno ha una visione globale e strategica di questi budget, se non esiste una "cabina di regia" tra i vari livelli dello Stato?

Cosa producono questi denari pubblici?

In Italia non esiste nemmeno un censimento dei circa 700 festival realizzati ogni anno…

Nel 2006 il cinema ha avuto 77,9 milioni dal Fus a fronte di 105 milioni di biglietti venduti, il teatro 75,3 a fronte di 14,5 milioni di biglietti, la lirica 197,4 milioni per 2,1 milioni di biglietti…Qualcuno si domanda se questi livelli di fruizione, bassi, siano frutto anche della cattiva "politica culturale" di questi anni?

Le conoscenze sull’economia della cultura in Italia sono ancora assolutamente deficitarie. Non esistono analisi valutative di efficacia e di efficienza, nè preventive, nè consuntive.

La Relazione annuale sul Fondo Unico per lo spettacolo è ben poco utilizzabile. La relazione su Arcus è ancora più criptica…Spesso ci si deve rivolgere alla Corte dei Conti…

In altri settori, il "buco nero" delle conoscenze è lo stesso: nel 2007 è stato Beppe Lopez a pubblicare ne "La casta dei giornali" come lo Stato destini 700 milioni di euro l’anno alla stampa, non solo ai famigerati quotidiani di partito, semiclandestini ma beneficiari di generosi contributi…

E che si deve dire, ancora, dei 100 milioni di euro l’anno di sovvenzioni alle tv locali, di cui è impossibile acquisire un elenco dettagliato?

Lo Stato assegna ogni anno circa 500 milioni di euro allo spettacolo ma obbliga i cittadini a pagare 1.500 milioni di euro di canone alla Rai, che raccoglie pubblicità per altri 1.100 milioni di euro. La tv pubblica non trasmette mai teatro o lirica o musica classica o anche documentari di creazione in prima serata! Tutta la promozione è monopolizzata dal vate Marzullo…

Un consiglio al nuovo Governo: promuovere un’indagine sulla mano pubblica nel settore culturale, artistico e mediale…Lo Stato, nella cultura, solo questo deve fare: intervenire dove c’è deficit nel mercato, estendere il pluralismo.

Non tutto ciò può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato". (Einstein)