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Par condicio: non c’è nei Tg Rai

Le formazioni minori sono vittime sacrificali per le rubriche e le trasmissioni di approfondimento della Rai. Nel telegiornali, invece, emerge, soprattutto in quelli di prima serata, quelli con le maggiori audience, uno squilibrio a favore della Pdl sul Pd, solo parzialmente compensato dallo spazio dedicato al Governo.
Sono alcuni dati forniti dal presidente della Rai, Claudio Petruccioli, al Consiglio di amministrazione. Sono relativi al primo periodo regolato dalla legge sulla par condicio, che va dal 7 febbraio al 9 marzo e riguardano, giustamente, solo il tempo nel quale i soggetti si esprimono direttamente in voce.
Petruccioli fa una premessa: tranne il Pd e La Destra, nessuna delle altre formazioni del panorama elettorale «è stata sancita da un atto costitutivo certo». Se per l’ultimo mese di campagna faranno testo le liste, questa <ambivalenza> tra soggetti ancora esistenti (Fi, An, Prc, Pdci, Verdi) e nuove forze politiche, il Pdl e la Sinistra Arcobaleno, «ha complicato il nostro lavoro».
Il periodo si divide in due: dal 16 febbraio si è rilevata la Rosa Bianca, si è separata La Destra dal centro-destra, viene rilevato Giuliano Ferrara negli Altri, i presidenti della Camere sono ricondotti alla loro appartenenza politica. Dal 23 febbraio non è più rilevata la Rosa nel Pugno ma, separatamente, i Radicali e i Socialisti.
S’inizia con le rubriche a cura delle testate giornalistiche e con le trasmissioni ricondotte alla responsabilità dei Tg: il tempo "voce" complessivo è di circa 45 ore, per circa un’ora e mezza al giorno, «inseriti in un contenitore, in un contesto informativo, i cui l’ora e mezza raddoppia almeno». Rai2 ha un peso marginale (quattro ore) perchè Anno Zero è ricondotto al Tg3. Altrimenti le ore di Rai2 raddoppierebbero e le 18 di Rai3 diminuirebbero altrettanto. La metà del tempo è collocata su Rai1.

Lo schieramento che fa capo a Silvio Berlusconi ha il 32,3% del tempo parola sulle trasmissioni d’approfondimento (Porta a Porta, Ballarò) e il 35,1% sulle rubriche curate dalle testate giornalistiche (Speciale Tg1, Primo Piano del Tg3). Il Pd con Idv – che ha lo 0,8% e lo 0,5% – e Radicali, ha il 22,7% del tempo parola nelle trasmissioni e il 16,5% nelle rubriche di approfondimento. Udc e Rosa Bianca hanno il 10% circa in entrambe le tipologie, e poco sotto l’11% è lo schieramento che candida Fausto Bertinotti. «Nel prossimo mese di dovrà correggere questo gap» commenta Petruccioli, riferendosi ai partiti minori mentre il divario tra Berlusconi e Veltroni, «è almeno in parte compensato dal tempi di presenza del Governo, che s’aggira intorno ai dieci punti». Non tutti i membri del Governo, però, sono candidati.

Sui Tg della Rai, il tempo in voce, per tutte le edizioni, vede lo schieramento che fa capo a Berlusconi al 35,1% al Tg1 contro il 22,3% di Veltroni. Il distacco aumenta per le edizioni di prime time, quelle di maggiore ascolto: sempre per il Tg1, 38,1% per il Pdl e i partiti collegati, il 21,6% per il Pd, l’Idv e i Radicali. «Il confronto tra le testate presenta un quadro equilibrato» chiosa il presidente della Rai. Nel senso che le percentuali sono quasi coincidenti, con il Tg3 che toglie sei punti alla coalizione Berlusconi per darlo agli altri soggetti, ma non al Pd. Se si aggiunge il 10% circa del Governo al Pd, al Tg2 resta unl 6% a vantaggio della Cdl e alleati, al Tg1 un 7% di vantaggio. Per giunta, dopo il 16 febbraio vi è «la riduzione del tempo di presenza per il Governo e per gli altri, che va a vantaggio delle formazioni minori> (Boselli e Santanchè in particolare).

Ora, non sarebbe giusto che l’Agcom renda noti i dati sul primo periodo per le reti televisive private? E la radio, c’è chi ne fa il monitoraggio?  Si attendono commenti….

  • F. |

    e figurati sulle reti mediaset……..

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