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Rai e radio locali alleate per il digitale

La Radio riprende la transizione al digitale, con un’inedita alleanza tra la Rai, le radio private nazionali della RNA e l’associazione Aeranti-Corallo. La tecnologia ha fatto il miracolo: con il vecchio standard Dab gli spazi erano ristretti: in un multiplex digitale potevano essere trasmessi solo 5-6 canali. Oggi, con i nuovi standard Dab-Plus e Dmb, e con lo standard di compressione Mpeg-4, nello stesso multiplex possono essere ospitate 20-22 emittenti radiofoniche.

A questo punto, tutte le 15 radio nazionali e le quasi mille radio locali italiane possono trovare spazio nel digitale. Rispetto alle tv, la radio digitale si aggiunge e non sostituisce quella trasmessa analogicamente.  L’alleanza ha dato vita prima a un tavolo tecnico presso l’Autorità per le comunicazioni (che dovrà modificare il Piano frequenze del 2002) e poi alla costituzione dell’Associazione per la Radiofonia digitale in Italia. Nota stonata: l’assenza delle radio locali associate alla Frt, le cui tv locali partecipano invece alla Dgtvi, l’associazione delle tv (non tutte) per il digitale terrestre.

Resta l’anomalia tutta italiana per cui – nella radio come per la tv – non si riesce a creare un operatore di rete "terzo" rispetto ai fornitori di contenuti. Le radio e le tv vogliono restare proprietarie degli impianti e hanno solide ragioni di bilancio a loro favore. Il problema è il loro comportamento, come operatori di rete, nei confronti dei nuovi entranti, che dovrebbero far loro concorrenza come editori.