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Enzo Biagi, magro, con gli occhiali e un impermeabile più grande di lui di due taglie…

Voglio far partire il Blog con un omaggio a Enzo Biagi. Ho qui sintetizzato una lunga chiacchierata con Massimo Rendina, suo amico e collega, un altro "pezzo" di storia del giornalismo e non solo. 

Ho conosciuto Enzo Biagi nel 1939, a Bologna. Era magro, con gli occhiali, portava un impermeabile più grande di lui di due taglie. Facevamo l’Università. Lui era già giornalista, era il vice di Eugenio Ferdinando Palmieri, critico cinematografico e teatrale, scriveva della rivista e del varietà, Biagi era appassionato degli spettacoli popolari, come il circo equestre.

Venne assunto al Resto del Carlino come praticante e scriveva di cronaca nera. Il suo linguaggio già allora, come sempre, era scarno, con pochi aggettivi, frasi brevi. Era un uso della lingua vicino a quella parlata, non a quella letteraria.

Diventiamo molto amici, quando riesco a entrare anch’io al Resto del Carlino. Ero un nuotatore e quando nuotavo inviavo al Gazzettino di Venezia i risultati delle gare, con qualche riga di commento. Al Carlino entrai quando scrissi un resoconto dell’incontro con lo zio di Luca di Montezemolo sulla nave scuola della Marina, mi sembra l’Amerigo Vespucci. Sotto il fascismo ci voleva il visto di censura da Roma per poter scrivere di una nave da guerra. Arrivò una telefonata che catapultò il mio pezzo in terza pagina e venni assunto. Al Carlino io mi occupavo della cronaca bianca.

Il Resto del Carlino era un punto di riferimento per il mondo dello spettacolo e della cultura: aveva all’interno un ristorantino che chiudeva con l’ultima edizione, alle 5 del mattino. Lì Biagi era il padrone di casa e lì ha conosciuto attori come Nuto Navarrini e Ruggero Ruggeri. Poi arriva la guerra.

Biagi non viene inviato al fronte, io invece mi faccio tutte la campagna di Russia. Biagi andava sempre a trovare i miei genitori per tranquilizzarli su di me. Rientro al Carlino in licenza per malattia, ritrovo Biagi ma si arriva all’8 settembre e le cose precipitano.

Biagi fece il partigiano sull’Appennio tosco-emiliano, vicino al suo paese, a Pianaccio, io stavo con le Brigate Garibaldi, divenni comandante di brigata e poi capo di stato maggiore, venni ferito gravemente. Realizzai insieme a Giorgio Amendola il primo numero dell’Unità clandestina, ma non mi trovavo nel Pci, per l’acquiescenza verso l’Urss e decisero di espellermi ma fu una cosa pacifica.

Nell’immediato dopoguerra, la nostra generazione voleva recupare la giovinezza perduta e lo facemmo con la goliardia. Anche Biagi partecipò ad alcune imprese di questo tipo, anche se per la verità non era del tutto convinto. Una fu la marcia per occupare San Marino, in parte vestiti da garibaldini, in parte da antichi romani. A idearla fu Indro Montanelli, che non vi partecipò. Quando ci fermarono, i carabinieri scoppiarono a ridere. In un caffè di Bologna scrivemmo una falsa dichiarazione alle Nazioni Unite, in cui chiedevamo, a nome di San Marino, un indennizzo alla Gran Bretagna per il passaggio del suo esercito. Dovemmo andare dal notaio, per dichiarare che si trattava di uno scherzo. Fellini si ispirò a qualche nostro scherzo in alcuni suoi film, come il famoso "lavoratori tiè" detto da Alberto Sordi. Un altro scherzo fu il rapimento della Secchia rapita a Modena, che riportammo a Bologna. Ci fu un processo e venimmo assolti ma tra i due sindaci di Bologna e Modena, entrambi comunisti, ci fu una forte ostilità e i modenesi, per rappresaglia goliardica, vennero all’Università di Bologna a distruggere il Fittone, che poi era un simbolo fallico.

Il Resto del Carlino era diretto da un ex partigiano, Girolami, che mi chiamò come inviato speciale e lì rincontrai Biagi. Decidemmo insieme di andarcene. Biagi andò a Milano, a dirigere Epoca, mi pare. Ci vedevamo appena era possibile. Diventai il primo direttore del Tg della Rai ma venni sostituito dal governo Tambroni, dopo un’apposita riunione del Consiglio dei ministri e venni sostituito prima da Piccioni e poi proprio da Enzo Biagi. Ma non sono stato una vittima: mi hanno aumentato lo stipendio e nominato  condirettore centrale.

Quando Biagi era a Roma, direttore del Tg, ebbi un grave incidente di macchina con mia moglie: Enzo si portò a casa per quasi un mese i miei due figli. Biagi scrisse più volte una citazione di un episodio che mi era capitato parlando con una signora. Dissi che un tale era un omosessuale, ma senza dare alcun giudizio negativo a quel termine. Lei m’interruppe: "Non è possibile, è un laureato!!!".

Mi ricordo che ci vedemmo ad alcuni suoi compleanni, dove venivamo persone come Federico Fellini o Romano Prodi: una volta al Grand Hotel ci mettemmo in posa come una squadra di calcio. Biagi era molto rievocativo della nostra giovinezza, del passato, della nostra insofferenza di allora verso il regime fascista.

Enzo s’identifica, così come Sergio Zavoli, con una generazione di giornalisti straordinari, quella degli inviati speciali, dei reportage. Una generazione che aveva tanta curiosità nello scoprire le realtà più diverse ma che aveva anche tanta umanità da scoprire.

(da una chiacchierata con Massimo Rendina alla Casa della Memoria a Roma)