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Marco Mele

Media 2.0 di Marco Mele

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14 maggio 2012 - 18:14

Agcom, Rai, gara delle frequenze: più pluralismo, più mercato, meno dipendenza dai poteri

In attesa dei ballottaggi, sono in corso trattative, del tutto sotterranee, sui nomi della prossima Autorità per le comunicazioni. Lo stesso vale per la Rai. In Rete cittadini e associazioni, come Move On, stanno cercando di ribaltare un tavolo "nascosto" per imporre nomine trasparenti, basati su autocandidature e curriculum conosciuti, rispettando per una volta la legge che vuole persone indipendenti ed estranee agli interessi politici o economici occupare posizioni delicate e vitali per la società e l'economia nazionale.

Prevarrà  la legge della Gasparri: spartizione partitica di Agcom e Cda Rai, magari dando più deleghe al presidente rispetto al Cda (ma sarà davvero positivo per il servizio pubblico una diarchia presidente-direttore generale?).  Sull'Agcom c'è qualche speranza nel nome del presidente, sulla Rai neanche quella.

Il Regolamento per la gara delle frequenze, decisa dal Governo, sarà uno dei primi compiti della nuova Agcom, quando sarà operativa.  

Il sistema della comunicazione italiana, peraltro in profonda crisi, a partire dai principali operatori, Mediaset in testa, avrebbe bisogno:

- di più mercato, con norme antitrust che diano la possibilità di competere sull'audience, sulla pubblicità, sui diritti di trasmissione. Le norme attuali? Se l'Agcom decide che un mercato rilevante è formato sia dal canone che dalla pubblicità, o sono inservibili o vengono rese tali. Servono norme asimmetriche che favoriscano operatori minori e nuovi entranti.

- di più pluralismo, con una Rai indendente dai partiti e dai centri di potere, una Rai dei cittadini quale non è mai stata, che non costringa ad emigrare chi ha successo di ascolto (Fazio, Saviano, Santoro, Dandini, Ruffini e conta poco che ora facciano meno ascolti: li facevano quando stavano in Rai e il servizio pubblico ha perso quegli ascolti, quei pubblici e quei contenuti). Con un'Autorità che, finalmente, legga i dati sulla presenza dei partiti nei Tg e intervenga di conseguenza. Cosa che non ha mai fatto.

- di più indipendenza: l'Agcom non può continuare ad essere finanziata dai maggiori operatori che dovrebbe regolare. Il Tesoro non può essere l'azionista della Rai, oltre alle nomine in mano ai partiti.

 La gara va in questa direzione? Molti dubbi: dipenderà dall'Agcom e dalla commissione Ue, ma le perplessità sulla sua effettiva utilità sia in termini di introiti per lo Stato sia in termini di maggiore pluralismo sono molto diffusi (espressi anche in un seminario del Pd). Mentre la dimensione locale della televisione digitale, ricca di potenzialità, rischia di perdersi insieme alle emittenti locali e non sono certo i ricorsi al Tar, peraltro spesso respinti, a ribaltare una tendenza. 

Il Ministero, in questo senza distinguo con quello che l'ha preceduto, vuole andare avanti a tutti i costi con la digitalizzazione della tv. Al termine, a fine giugno, la legge impone l'assegnazione definitiva delle frequenze. Ovvero la legittimazione finale di un sistema iniquo, sbilanciato, dipendente dalla politica, che impedisce la crescita e lo sviluppo della democrazia.

Ha senso assegnare definitivamente le frequenze della banda 700 Mhz dopo le decisioni di Ginevra 2012? Ha senso farlo senza un accordo di coordinamento con quasi tutti i paesi confinanti?

Non c'è alcun dibattito pubblico su questi temi, purtroppo. 

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Categorie: televisione

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TAGS: Agcom. Rai, digitale, Fazio, Mediaset, Santoro, Saviano, tv. frequenze

I media (ci) stanno cambiando. Concentrazione-pluralismo, Sky-Mediaset, Murdoch-Google,
on line-off line, digitale-analogico, globale-locale....

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7 aprile 2012 - 18:44

Europa 7 all'Ue: annullare il "beauty" penalizza nuovi entranti e minori

Centro Europa 7 ricorre alla commissione Ue contro l'eventuale annullamento del beauty contest. E ottiene dal Tar Lazio l'assegnazione, da parte del Ministero dello Sviluppo, di postazioni e frequenze mai assegnate dallo stesso Ministero nonostante fossero incluse in una convenzione siglata da Centro Europa 7 con il dicastero guidato allora da Paolo Romani.
Si complica ulteriormente la partita del riordino dell'etere in uso da parte delle televisioni, ereditata dall'attuale esecutivo, che per ora ha sospeso il beauty contest, ovvero l'assegnazione di dieci frequenze per sei reti nazionali digitali (una in tecnologia DVB-H, ormai defunta o in DVB-T2, lo standard del futuro prossimo) sino al prossimo 20 aprile.
La commissione Ue ha sospeso, nel 2009, la procedura d'infrazione contro l'Italia dovuta alle leggi sulle frequenze radiotelevisive (legge 66 e Gasparri). L'Italia, infatti, si impegnava ad avviare una procedura di assegnazione che doveva favorire i nuovi entranti e gli operatori minori.

Europa Way, controllata al 100% da Centro Europa 7, ha partecipato a tale procedura, avviata con delibera dell'Agcom, la 181 del 2009, poi "legificata" con la legge 88 dello stesso anno. Il gruppo guidato da Francesco Di Stefano è l'unico ammesso all'assegnazione del canale 6 o 7 della banda VHF. In questa banda - considerata minore e perdente, sino a poco tempo fa - Europa 7 ha avuto assegnato il canale 8. Il gruppo, così come Mediaset, ha impugnato la sospensione decisa dal governo Monti davanti al Tar. Secondo l'esposto presentato a Bruxelles, la sospensione e ancor più l'annullamento del beauty contest "si pongono in contrasto con gli impegni assunti dall'Italia con la commissione Ue". Se la revisione della gratuità dell'assegnazione, secondo l'esposto, ha ragione di porsi in relazione all'assegnazione <aperta all'assegnazione di soggetti incumbent (Mediaset e Rai), non può prospettarsi per le frequenze riservante ai nuovi entranti e agli operatori minori>. Se bisogna pagare le frequenze, insomma, lo devono fare i soggetti in posizione dominante, ai quali l'eventuale annullamento del beauty contest <garantirebbe la prosecuzione dell'attuale posizione di dominanza<.
I problemi per il Ministero sono aumentanti dopo la conclusione della Conferenza mondiale di Ginevra 2012, dove si è deciso che 12 frequenze, oggi tutte utilizzate in Italia dalle tv, potranno essere assegnate alla banda larga mobile dal 2015. Quattro di queste frequenze (54,55,58, 59) sono comprese nel beauty contest, altre sei no. Questo, dopo che il 18 aprile il Tar Lazio deciderà se sospendere il decreto per liberare altri 9 canali, già aggiudicati per quasi tre miliardi di euro alle Telecom, la cui indisponibilità rende più difficile il passaggio al digitale nel Sud.

Quanto a Europa 7 - che ha ottenuto solo da una sentenza del Corte di giustizia europea del 2008 le frequenze per trasmettere dopo aver ottenuto la concessione a farlo nel 1999 - il Ministero, dopo aversi visto  assegnato il canale 8 della banda VHF (non liberato del tutto dalla Rai, secondo il ricorso al Tar di Europa 7), siglava nel febbraio 2010 un accordo integrativo con il gruppo, in quanto il canale 8 VHF non consente la copertura dell'80% della popolazione richiesta dalla legge. Il Ministero, però, non ha mai assegnato le frequenze "integrative" (i cosiddetti "cerotti") previste dall'accordo, per avere meno problemi nel passaggio al digitale al Nord Italia.

Ora, però, il Tar Lazio ha intimato in via cautelare al Ministero, che dovrà anche pagare 10mila euro di spese, di assegnare, entro trenta giorni, a Europa 7 l'impianto di Monte Penice e la relativa frequenza, necessari a raggiungere circa 11 milioni di utenti tra Piemonte e Lombardia. Quando si andrà al merito, Europa 7 chiederà tutti gli altri impianti e le relative frequenze contenuti nell'accordo con il Ministero, insieme al risarcimento dei danni subiti da Centro Europa 7 e da Europa Way.

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22 marzo 2012 - 19:55

Cda Rai, Agcom, nomine politiche, commissari e cittadini.....

No, proprio non ci siamo. La Rai va rifondata: la riforma della governance è un mattoncino di tale ri-fondazione, nel migliore dei casi...

Il dibattito tra i partiti sul rinnovo del Cda Rai non è tanto un muro contro muro, ma un muro che esclude dalle alternative possibili  fonti di nomina che NON siano nè Governo nè Parlamento.

Pd e Terzo Polo chiedono il commissariamento: ma un commissario a tempo tutto sarebbe fuorchè un antidoto alla lottizzazione. La Rai, innanzitutto, non è allo sfascio finanziario: non serve certo un amministratore "ora ve li faccio vedere io i conti come si fanno tornare". L'indebitamento è sotto ai 300 milioni di euro (quello di Mediaset, a fine 2011, vicino a 1,8 miliardi di euro...), il pareggio di bilancio è stato raggiunto nel 2011 e il budget 2012, con qualche forzatura, di cui ho scritto, prevede il pareggio (ma come farà la Sipra a raggiungere il miliardo di raccolta pubblicitaria vista le tendenza del mercato?).

Alla Rai serve:

1) Una nuova identità e legittimazione come servizio pubblico al quale si paga il canone, ormai svanita per la maggior parte degli italiani e recuperabile solo 2)

2) con l'indipendenza "visibile" da partiti e interessi di parte, a partire dai Telegiornali e dai programmi informativi

3) più qualità nei programmi senza omologarsi alla marmellata digitale privata e Internet come nuova piattaforma universale basata sul dialogo e l'accesso...

Se questi sono gli obiettivi, un commissario non serve e costituisce un pericoloso precedente, qualora al posto del governo dei tecnici  ci fosse un governo dei politici.

L'ideale sarebbe un decreto che prevede l'assegnazione delle azioni Rai a una Fondazione (il Governo, qualsiasi esso sia, non può essere il proprietario della Rai) e assegni alla Fondazione la nomina del Cda e alle massime autorità istituzionali, in testa il Presidente della Repubblica, ma anche ai dipendenti della Rai e a soggetti della società civile, la nomina del Cda della Fondazione.

E' chiaro che chi non vuol cambiare la Gasparri vuole continuare nelle pratiche spartitorie. Chi vuole la riforma del Cda deve dimostrare il contrario, con qualcosa in più di una proposta di legge presentata mesi fa.  

La commissione di vigilanza sulla Rai andrebbe abolita e non da oggi.

A fine maggio scade anche il Consiglio dell'Agcom e sul Web in molti (come Luca De Biase) hanno chiesto una procedura di autocandidature pubbliche con tanto di screening da parte dei cittadini. Per la Rai non si potrebbe adottare almeno le autocandidature? Si potrebbe avere un'Autorità che non fa finta di niente di fronte alle palesi violazioni della parità di trattamento e del pluralismo da parte di molti tg nazionali? O anche i commissari devono essere votati dal Parlamento restando con un cordone ombelicale con i partiti che li hanno nominati? E non si potrebbe avere, finalmente, una Rai riconosciuta dai cittadini come un "servizio"?

 

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TAGS: Agcom, Cda. commissariamento, Mediaset, Rai, Sipra

7 marzo 2012 - 18:31

Festival del cinema come la Rai, in mano ai politici...

...E in Italia non c'è più una pubblica opinione, se non su blog e social network, che gridi che non si può cacciare Gian Luigi Rondi dalla presidenza di un Festival da parte di un sindaco e di un presidente di Regione per mettere come direttore artistico la persona meno adatta a farlo, Marco Muller, adattissimo a dirigere un festival come Locarno più che la Mostra di Venezia, meno che mai quella che, all'inixio, voleva essere una Festa e non un Festival, senza quindi alcuna concorrenza con Venezia. Dopo la Rai, i partiti continuano a mettere mano in altri settori dello spettacolo, come il Cinema. Senza trovare troppi oppositori, anche tra le associazioni del cinema stesso.

 

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TAGS: Cinema, Muller, Roma, Rondi

7 marzo 2012 - 18:24

Banda 700 e giochetti italiani

E' arrivata inattesa, la decisione della Conferenza ITU di Ginevra. Si pensava a una decisione da prendere nella prossima Conferenza, nel 2015, sull'uso co-primario - tra tv e banda larga mobile - della banda 700 Mhz (canali 49-60 UHF, anche se c'è chi dice 50-60). Invece, su proposta di Africa e paesi arabi, dove tale banda è spesso inutilizzata, la Conferenza ha approvato la decisione di fissare, per l'area che comprende l'Europa, l'uso co-primario a partire dal 2015. Dietro tale mediazione vi è la svolta della Francia, che ha sposato l'idea afro-arabica, visto che TDF e France Telecom starebbero  "studiando" l'acquisizione di frequenze nel Nord Africa per lanciare la banda larga per Ipad, tablets e apparati vari nelle giovani democrazie emergenti (o che devono ancora emergere, come in Egitto).

 Apriti cielo! In una riunione riservata al ministero dello Sviluppo, i rappresentanti di Mediaset e delle tv locali accusano il Governo italiano di essersi accodato alla Francia nella decisione di Ginevra e chiedono all'esecutivo un'assegnazione, anche provvisoria, dei canali del beauty contest presenti nella banda 700 alle televisioni sino al 2017-2018. Oppure, e sembra l'ipotesi a oggi prevalente, di un'asta riservata alle tv, a ricavato molto basso per lo Stato, che assegni tali frequenze per cinque anni, facendo saltare il tetto di cinque reti nazionali fissato per il beauty contest - su richiesta dalle Ue.  E gli altri canali del beauty non compresi nella banda 700 che fine fanno? All'asta o gratuiti? Nel VHF la banda mobile non si può fare.

Se così sarà, non si risolverà alcun problema. Nell'uso delle frequenze, infatti, bisogna coordinarsi con i paesi confinanti per evitare interferenze e "buchi neri" anzichè procedere per accontentare gli interessi di alcuni gruppi nazionali a scapito di altri. Il precedente governo non lo ha fatto con troppi paesi, come  Malta e Slovenia, che oggi chiedono all'Europa o all'ITU di sanzionare l'Italia. Non fare il coordinamento con la Tunisia, ad esempio, scrive Antonio Sassano (che, incredibilmente, è tornato a fare il professore universitario pur essendo uno dei migliori esperti europei), <é un clamoroso errore strategico>: alcuni canali, come il 52, usato da Mediaset, rischiano di non poter essere utilizzati in Sicilia.

Bisogna finirla con i giochetti, le proroghe, la sopravvivenza dello status quo. Occorre da subito rimettere mano al Piano delle frequenze (peraltro non osservato nelle assegnazioni di frequenze al Nord), annullare il beauty contest, approfittare dell'occasione per dare più concorrenza e pluralismo al sistema, riducendo il numero delle reti e la capacità trasmissiva in mano al duopolio (che tale rimane, nella tv per tutti) e dando indipendenza al servizio pubblico rispetto ai partiti, come chiede una dichiarazione del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, del 15 febbraio scorso.

Libro dei sogni? Per chi vuol stare in Europa, no di certo.    

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TAGS: frequenze, Ginevra, Mediaset, Sassano, Tv

13 febbraio 2012 - 21:01

Dopo il beauty contest, cosa?

Il governo, com'è noto, ha sospeso l'assegnazione gratuita (per lo Stato, ovvero per noi) di sei frequenze nazionali, non equivalenti. Non è chiaro per andare verso dove.  La situazione rischia di complicarsi ulteriormente perché:

 

- Il provvedimento per risarcire le emittenti locali che hanno avuto assegnati le frequenze vendute all'asta alle telecom sarà certamente impugnato.

- La questione della LCN, dopo l'ennesimo stop salva-Agcom del Consiglio di Stato resta apertissima in attesa del merito. Se le motivazioni del Tar Lazio venissero accolte, le tv nazionali minori avrebbero nuove opportunità di  conquistare ascolti, pur nella disparità di risorse esistenti.

- La conferenza di Ginevra dell'ITU vedrà, tranne sorprese, una decisione europea per vendere almeno la banda 700 mhz, dopo la 800, nel 2015.  In Italia, in questa banda  non ci sono solo le tv locali ma anche tv nazionali, come il canale 58 che doveva essere assegnato (a Mediaset) con il beauty contest. Cosa farà il Governo a Ginevra? e L'Agcom?

Si rischia un conflitto permanente tra tv e istituzioni, con esiti imprevedibili.

- Impostare un'asta presenta diverse difficoltà sia se riservata agli operatori televisivi,  dove, vista la concentrazione esistente, non ci sono incentivi a investire nè per gli incumbent esistenti sia per eventuali niovi entranti, anche dall'estero. Introiti per lo Stato pochi, ben pochi.
-L'obiettivo, dichiarato dalla Ue, ma poi scaduto in una brutta mediazione che ha dato vita al beauty contest, i è quello di aprire il mercato italiano per avere più concorrenza e più pluralismo. Serve più l'antitrust che la gara al miglior offerente per arrivarci o, meglio, sarebbe la condizione per evitare un regalo indifferenziato o un'asta deserta.

L'evoluzione dei media e della comunicazione a livello globale impone un cambiamento, proprop mentre alcuni gruppi, Mediaset e Rai in particolare, presentano diverse criticità, come la pay di Mediaset. Provvedimenti di breve periodo rischiano solo di aumentare la confusione sotto il cielo, mentre le tv locali continuano a perdere colpi, con non poche responsabilità delle proprie associazioni (sopratutto per la non opppsizione alla legge Gasparri, l'appoggio alle prime Conferenze sul digitale terrestre  e il tardivo abbandono della Dgtvi) che ora chiamano a raccolta, il 28 febbraio, contro i rischi per il pluralismo - con questa transizione al digitale.

 

 

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TAGS: Agcom, beauty contest, Digitale, Ginevra, Mediaset, tv

13 febbraio 2012 - 20:24

E' morto Carlo Sartori, uomo delle comunicazioni

Carlo se ne è andato, dopo un'atroce malattia degenerativa. Non c'è spazio sul quotidiano, non posso che ricordarlo qui, per ora. Ricordo i suoi occhi che mi guardavano, l'unica cosa che riusciva a muovere. Una vita intensa di corsa eppure di studio, tra l'Italia e l'America, centrata sull'industria della comunicazione come chiave per capire i mutamenti culturali e sociali nel passaggio tra due secoli.

Carlo Sartori ha navigato anticipando costantemente le onde dell'innovazione nei media e nella cultura: nel 1980 realizzò per la Rai "viaggio intorno al mondo in 80 televisioni", dove c'era tutto quello che sarebbe successo nel ventennio successivo: l'avvento del sistema misto, la televisione tematica e personalizzata, il time shifting, le tv multilinguistiche, la crisi delle tv generaliste per tutti.

 

In Rai, con Letizia Moratti (ma lui non era mia stato schierato con qualche partito e ne ha pagato i prezzi...mi diceva: il Pd m'ha sempre fregato...) crea ilbouquet satellitare di RaiSat. Ha scritto tanti tanti libri, ultimo la Grande Sorella 2, la vendetta (della tv), dove ha incrociato, come al solito, una grande e ordinata mole di dati e notizie con la riflessione e l'interpretazione del contesto in cui si andavano a inserire e a segnalare un cambiamento senza ritorno dalla tv monodirezionale a quella multidirezionale, integrata con quello che una volta era il pubblico.

Più scrivo, più mi rendo conto di non dire nulla, c'è sempre di più. Non ho mai capito del tutto perchè rifiutò nel 2001 di fare il direttore della tv della Nazioni Unite, dopo aver vinto un concorso al quale hanno partecipato uomini della comunicazione di tutto il mondo, penso per la famiglia e perchè sentiva qualcosa che non andava nel fisico.

Da  leggere, se vi capita: L'occhio universale (1981), La fabbrica delle stelle (1984) e La Grande Sorella (1989), Mondadori.

Ma ricordo soprattutto i suoi occhi che mi guardano senza poter parlare e pochi come lui avevano tante cose da dire e da progettare. Non abbiamo mai scritto una cosa insieme, pur avendone parlato spesso però....non potri dirlo., ma abbiamo scritto per gioco un piano editoriale della Rai, io di nascosto, poi ovviamente cassato perchè avrebbe intaccato il potere dei direttori di rete.

Ciao Carlo

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7 dicembre 2011 - 21:20

Un'asta per le frequenze tv? Non è meglio un'assegnazione ai soli nuovi entranti?

I partiti si sono accorti che le frequenze tv valgono e come. In tempi di sacrifici perchè regalare le sei frequenze nazionali del beauty contest, che valgono tra 2,5 e 3 miliardi di euro, dati i risultati dell'asta sulla banda 800 Mhz?

Su LaVoce.Info esce una proposta di Carlo Cambini e Antonio Sassano. L'analisi è del tutto condivisibile. Il beauty contest è destinato agli operatori italiani verticalmente integrati, favoriti dai punteggi perchè in grado sia di fare l'operatore di rete sia il fornitore di contenuti. La scelta di assegnare alla tv locali i canali 61-69 poi destinati all'asta in  ogni regione aumenta la difficoltà di liberare tali frequenze e aumenta l'interferena di tutte le frequenze del beauty contest. Tranne due: i canali 55 e 58 destinati a Rai e Mediaset. Si regala un bene pubblico di elevato valore, violando la neutralità del servizio (una frequenza riservata solo al DVB-T2 o al defunto DVB-h).

La proposta,a mio avviso, solleva qualche perplessità pur essendo razionale: si consente a Mediaset di convertire il multiplex Dvb-h in DVB-T e così a H3G, si dà a Telecom Italia Media la frequenze del lotto C, la Rai dovrebbe restituire il multiplex sul VHF (canale 11, destinato al DVB-T2) e le frequenze extra (e interferita) ricevuta in ogni regione, per avere uno dei mux attualmente in gara. I restanti quattro multiplex sarebbero assegnati tramite un'asta competitiva riservata ad operatori di rete puri, non verticalmente integrati, riservando per cinque anni la capacità trasmissiva al broadcasting tv, un terzo della quale riservata alle tv locali.

La razionalità sta nella possibilità di far entrare in gara operatori esteri europei: altrimenti resta DMT-Mediaset, che però non sarebbe "puro" e poco altro. La maggiore perplessità è: perchè Rai e Mediaset devono avere gratis cinque multiplex (attenzione al cap: vale per il beauty contest, ma il trading delle frequenze è un diritto sancito dalle direttive Ue per il futuro....)  e i nuovi entrati, operatori puri a fronte, sul mercato della pubblicità e dei contenuti, di gruppi verticalmente integrati. I costi della capacità trasmissiva sarebbero inevitabilmente elevati, penalizzando al concorrenza dei nuovi entranti rispetto ai fornitori di contenuti integrati e consolidati (i soliti...).

Questa è anche l'obiezione a quei tanti parlamentari della sinistra che invocano l'asta per le sei frequenze: si rischia di penalizzare i nuovi entranti e le tv nazionali minori, di non creare nuovi spazi per le tv locali (a cui invece pensa la proposta Cambi-Sassano), facendo sì entrare denaro allo Stato in tempi di sacrifici, ma sacrificando un pluralismo già asfittico e oppresso dalla concentrazione di reti e testate.

 

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TAGS: DVB-T2, frequenze, Mediaset, Rai, Sassano, Telecom Italia Media, tv

8 settembre 2011 - 18:44

Il bello (beauty) e la bestia della concentrazione si assomigliano

Dieci partecipanti con diciassette domande. E' questo il risultato del beauty contest, l'assegnazione gratuita di frequenze che dovrebbe aumentare il pluralismo e la concorrenza, favorendo i nuovi entranti, come ci raccontano, sia pure con toni diversi, il Governo, l'Agcom e la commissione europea.

Diceva un poera spagnolo, Leon Felipe: "Sono nato e mi hanno raccontato delle favole....e ore le conosco tutte, le favole".

Primo dato di fatto: nessun gruppo europeo e multinazionale ha scelto di partecipare, ad eccezione di quelli già presenti sul nostro mercato. E' una condanna senza appello di una procedura voluta dalla stessa commissione Ue. In Italia non si investe, in Italia non si entra. Un segnale gravissimo, quanto sottovalutato. L'assetto nazionale è iperconcentrato attorno a pochi gruppi, uno dei quali è in palese conflitto d'interesse con il Governo. Il Bando e il Disciplinare di gara favoriscono chi è consolidato nel settore, come hanno rilevato, nei loro motivi aggiunti al Tar Lazio, Telecom Italia Media e Sky Italia. L'Italia televisiva è fuori dall'Europa. Nè si sono presentati alcuni editori presenti anche nel mercato dei contenuti come L'Espresso-Repubblica e Rcs.

Far pagare anche queste frequenze con un'asta, come propone parte del Pd? Il valore delle frequenze in gioco e l'asta di quelle 4G per le telefoniche lo giustificherebbe ampiamente. Ho qualche dubbio: un assetto così iperconcentrato e squilibrato del sistema tv non rischia di provocare l'uscita dal mercato dei più deboli finanziariamente in caso di rilanci? La via maestra sarebbe un'urgente norma antitrust - è utopia, certo, con questo quadro politico- per ridimensionare le posizioni dominanti nelle risorse e nei diritti di trasmissione, poi un'asta competitiva sulle frequenze.

Un appunto sui dieci partecipanti. Con coraggio, Francesco Di Stefano si candida al lotto A1, le frequenze in VHF disdegnate dagli altri (non so Canale 10 a quali lotti sia candidato). Europa 7 ha già il canale 8 VHF, per il quale certo Di Stefano non festeggia, ma sa come fare una rete in VHF ed è l'unico ad aver rischiato di sperimentare il DVB-T2. Appena ha provato ad acquistare diritti per far vendere i relativi decoder, ha trovato una muraglia d'interessi consolidati a sbarrargli la strada. A proposito di "mercato" chiuso (e di Antitrust inesistenti: su quanto accaduto, tra l'altro, nella vicenda dei diritti delle squadre ex Dahlia, oltre che per la stessa vicenda Dahlia).

Domande sparse:

Prima Tv di Tarak Ben Ammar è uno dei favoriti per i lotti A2 3 A3: esistono rapporti societari incrociati con società del gruppo Mediaset? Fino a qualche anno fa, sì. Sarà un caso che il mux di D-Free ospita solo contenuti di Mediaset e che i canali di SportItalia siano diffusi da TivùItalia, altra partecipante al beauty? Ancora: cosa se ne fa TIMedia di una frequenza del gruppo C, visto che il DVb-H è ormai defunto e il DVB-T2 è utilizzato solo da Europa 7 di Di Stefano? Sky si è presentata per vincere una frequenza o non piuttosto il ricorso al Tar? Che possibilità ha un outsider come D Box della Einstein Multimedia, che punta sulla Sicilia per creare un centro di produzione?

Si può dire "Vinca il migliore"? Come nel calcio, sono l'arbitro e la Lega, l'Authority e i rappresentanti, a non essere al di sopra delle parti. E a favorire i più forti, che sono sempre più forti, con il digitale, anzichè i migliori.

P:S. Ma dove si discute di quanto scritto in questo post?

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TAGS: . Europa 7, Agcom, frequenze, Governo, Mediaset, Sky, Tarak Ben Ammar, Telecom Italia Media

1 settembre 2011 - 20:40

Leggete il commento di Old Lord al post del 17 agosto...

C'è Feltri e Feltri....

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1 settembre 2011 - 20:36

Ancora su reti regalate, digitale e dintorni...

Cosa sta succedendo nel mondo della tv digitale italiana?

Qualche considerazione:

1) Gli ascolti crescono più nelle regioni dove c'è ancora il segnale analogico rispetto a quelle dove tutti hanno almeno un ricevitore digitale terrestre (dati Studio Frasi). C'è una sola spiegazione: in molte zone diversi canali digitali non si vedono. Chi ne parla? E i soldi pubblici che hanno finanziato l'avvio della transizione? Con gli italiani obbligati a comprarsi un decoder per poi vedere spesso programmi che si bloccano o canali in "nero"......... 

2) Mediaset, in tutte le regioni, ha oltre 3.100 impianti digitalizzati rispetto ai 1.700 della Rai e ai circa 900 di Telecom Italia Media. In analogico, tuttora, la Rai ha circa 1900 impianti per rete rispetto ai 1.400 di Mediaset. In città cone Portogruardo nessuno vede i canali Rai: dovranno tutti orientare le antenne sui tetti.

3) la Rai ha rifiutato tre canali VHF nel Piano delle frequenze in favore di un canale UHF non coordinato a livello internazionale e usato dalle tv locali in molte regioni.

4) le frequenze del beauty contest, visti anche i risultati dell'asta sui canali della banda 800 Mhz, valgono 1,8-2 miliardi di euro. E i sei canali NON sono equivalenti: i due, il 58 e il 55, che andranno, con ogni probabilità a Rai e Mediaset sono gli unici isofrequenziali (insieme al 54 del gruppo C). Uno dei tre del gruppo A è il 7 della banda VHF dove, tanto per fare un esempio, trasmette Radio Slovenia...

5) Il Disciplinare premia chi ha più impianti e, in generale, chi ha di più e da prima. Ma non doveva favorire i nuovi entranti nel settore?

6) Quante favole ci hanno raccontato durante le Conferenze nazionali sul digitale terrestre? Perchè le due principali associazioni delle tv locali, Frt e AerantiCorallo, non hanno mai sollevato, durante le Conferenze, da Torino a Roma passando per Napoli, dubbi e perplessità su una normativa e un modello di transizione che non potevano non portare all'attuale disastro per l'emittenza locale (se non qualche timido distinguo all'ultima Conferenza di Milano?). Perché non si fanno più Conferenze sul digitale terrestre?

7) Perchè i criteri di nomina della commissione che dovrà assegnare le sei frequenze del beauty contest non sono ancora noti, quando le domande vanno consegnate entro mezzogiorno del 6 settembre?

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Categorie: Televisione

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TAGS: Aeranti-Corallo, Frt, Mediaset, Rai, tv digitale, UHF, VHF

 

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