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Marco Mele

Media 2.0 di Marco Mele

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7 dicembre 2011 - 21:20

Un'asta per le frequenze tv? Non è meglio un'assegnazione ai soli nuovi entranti?

I partiti si sono accorti che le frequenze tv valgono e come. In tempi di sacrifici perchè regalare le sei frequenze nazionali del beauty contest, che valgono tra 2,5 e 3 miliardi di euro, dati i risultati dell'asta sulla banda 800 Mhz?

Su LaVoce.Info esce una proposta di Carlo Cambini e Antonio Sassano. L'analisi è del tutto condivisibile. Il beauty contest è destinato agli operatori italiani verticalmente integrati, favoriti dai punteggi perchè in grado sia di fare l'operatore di rete sia il fornitore di contenuti. La scelta di assegnare alla tv locali i canali 61-69 poi destinati all'asta in  ogni regione aumenta la difficoltà di liberare tali frequenze e aumenta l'interferena di tutte le frequenze del beauty contest. Tranne due: i canali 55 e 58 destinati a Rai e Mediaset. Si regala un bene pubblico di elevato valore, violando la neutralità del servizio (una frequenza riservata solo al DVB-T2 o al defunto DVB-h).

La proposta,a mio avviso, solleva qualche perplessità pur essendo razionale: si consente a Mediaset di convertire il multiplex Dvb-h in DVB-T e così a H3G, si dà a Telecom Italia Media la frequenze del lotto C, la Rai dovrebbe restituire il multiplex sul VHF (canale 11, destinato al DVB-T2) e le frequenze extra (e interferita) ricevuta in ogni regione, per avere uno dei mux attualmente in gara. I restanti quattro multiplex sarebbero assegnati tramite un'asta competitiva riservata ad operatori di rete puri, non verticalmente integrati, riservando per cinque anni la capacità trasmissiva al broadcasting tv, un terzo della quale riservata alle tv locali.

La razionalità sta nella possibilità di far entrare in gara operatori esteri europei: altrimenti resta DMT-Mediaset, che però non sarebbe "puro" e poco altro. La maggiore perplessità è: perchè Rai e Mediaset devono avere gratis cinque multiplex (attenzione al cap: vale per il beauty contest, ma il trading delle frequenze è un diritto sancito dalle direttive Ue per il futuro....)  e i nuovi entrati, operatori puri a fronte, sul mercato della pubblicità e dei contenuti, di gruppi verticalmente integrati. I costi della capacità trasmissiva sarebbero inevitabilmente elevati, penalizzando al concorrenza dei nuovi entranti rispetto ai fornitori di contenuti integrati e consolidati (i soliti...).

Questa è anche l'obiezione a quei tanti parlamentari della sinistra che invocano l'asta per le sei frequenze: si rischia di penalizzare i nuovi entranti e le tv nazionali minori, di non creare nuovi spazi per le tv locali (a cui invece pensa la proposta Cambi-Sassano), facendo sì entrare denaro allo Stato in tempi di sacrifici, ma sacrificando un pluralismo già asfittico e oppresso dalla concentrazione di reti e testate.

 

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TAGS: DVB-T2, frequenze, Mediaset, Rai, Sassano, Telecom Italia Media, tv

I media (ci) stanno cambiando. Concentrazione-pluralismo, Sky-Mediaset, Murdoch-Google,
on line-off line, digitale-analogico, globale-locale....

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8 settembre 2011 - 18:44

Il bello (beauty) e la bestia della concentrazione si assomigliano

Dieci partecipanti con diciassette domande. E' questo il risultato del beauty contest, l'assegnazione gratuita di frequenze che dovrebbe aumentare il pluralismo e la concorrenza, favorendo i nuovi entranti, come ci raccontano, sia pure con toni diversi, il Governo, l'Agcom e la commissione europea.

Diceva un poera spagnolo, Leon Felipe: "Sono nato e mi hanno raccontato delle favole....e ore le conosco tutte, le favole".

Primo dato di fatto: nessun gruppo europeo e multinazionale ha scelto di partecipare, ad eccezione di quelli già presenti sul nostro mercato. E' una condanna senza appello di una procedura voluta dalla stessa commissione Ue. In Italia non si investe, in Italia non si entra. Un segnale gravissimo, quanto sottovalutato. L'assetto nazionale è iperconcentrato attorno a pochi gruppi, uno dei quali è in palese conflitto d'interesse con il Governo. Il Bando e il Disciplinare di gara favoriscono chi è consolidato nel settore, come hanno rilevato, nei loro motivi aggiunti al Tar Lazio, Telecom Italia Media e Sky Italia. L'Italia televisiva è fuori dall'Europa. Nè si sono presentati alcuni editori presenti anche nel mercato dei contenuti come L'Espresso-Repubblica e Rcs.

Far pagare anche queste frequenze con un'asta, come propone parte del Pd? Il valore delle frequenze in gioco e l'asta di quelle 4G per le telefoniche lo giustificherebbe ampiamente. Ho qualche dubbio: un assetto così iperconcentrato e squilibrato del sistema tv non rischia di provocare l'uscita dal mercato dei più deboli finanziariamente in caso di rilanci? La via maestra sarebbe un'urgente norma antitrust - è utopia, certo, con questo quadro politico- per ridimensionare le posizioni dominanti nelle risorse e nei diritti di trasmissione, poi un'asta competitiva sulle frequenze.

Un appunto sui dieci partecipanti. Con coraggio, Francesco Di Stefano si candida al lotto A1, le frequenze in VHF disdegnate dagli altri (non so Canale 10 a quali lotti sia candidato). Europa 7 ha già il canale 8 VHF, per il quale certo Di Stefano non festeggia, ma sa come fare una rete in VHF ed è l'unico ad aver rischiato di sperimentare il DVB-T2. Appena ha provato ad acquistare diritti per far vendere i relativi decoder, ha trovato una muraglia d'interessi consolidati a sbarrargli la strada. A proposito di "mercato" chiuso (e di Antitrust inesistenti: su quanto accaduto, tra l'altro, nella vicenda dei diritti delle squadre ex Dahlia, oltre che per la stessa vicenda Dahlia).

Domande sparse:

Prima Tv di Tarak Ben Ammar è uno dei favoriti per i lotti A2 3 A3: esistono rapporti societari incrociati con società del gruppo Mediaset? Fino a qualche anno fa, sì. Sarà un caso che il mux di D-Free ospita solo contenuti di Mediaset e che i canali di SportItalia siano diffusi da TivùItalia, altra partecipante al beauty? Ancora: cosa se ne fa TIMedia di una frequenza del gruppo C, visto che il DVb-H è ormai defunto e il DVB-T2 è utilizzato solo da Europa 7 di Di Stefano? Sky si è presentata per vincere una frequenza o non piuttosto il ricorso al Tar? Che possibilità ha un outsider come D Box della Einstein Multimedia, che punta sulla Sicilia per creare un centro di produzione?

Si può dire "Vinca il migliore"? Come nel calcio, sono l'arbitro e la Lega, l'Authority e i rappresentanti, a non essere al di sopra delle parti. E a favorire i più forti, che sono sempre più forti, con il digitale, anzichè i migliori.

P:S. Ma dove si discute di quanto scritto in questo post?

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TAGS: . Europa 7, Agcom, frequenze, Governo, Mediaset, Sky, Tarak Ben Ammar, Telecom Italia Media

1 settembre 2011 - 20:40

Leggete il commento di Old Lord al post del 17 agosto...

C'è Feltri e Feltri....

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1 settembre 2011 - 20:36

Ancora su reti regalate, digitale e dintorni...

Cosa sta succedendo nel mondo della tv digitale italiana?

Qualche considerazione:

1) Gli ascolti crescono più nelle regioni dove c'è ancora il segnale analogico rispetto a quelle dove tutti hanno almeno un ricevitore digitale terrestre (dati Studio Frasi). C'è una sola spiegazione: in molte zone diversi canali digitali non si vedono. Chi ne parla? E i soldi pubblici che hanno finanziato l'avvio della transizione? Con gli italiani obbligati a comprarsi un decoder per poi vedere spesso programmi che si bloccano o canali in "nero"......... 

2) Mediaset, in tutte le regioni, ha oltre 3.100 impianti digitalizzati rispetto ai 1.700 della Rai e ai circa 900 di Telecom Italia Media. In analogico, tuttora, la Rai ha circa 1900 impianti per rete rispetto ai 1.400 di Mediaset. In città cone Portogruardo nessuno vede i canali Rai: dovranno tutti orientare le antenne sui tetti.

3) la Rai ha rifiutato tre canali VHF nel Piano delle frequenze in favore di un canale UHF non coordinato a livello internazionale e usato dalle tv locali in molte regioni.

4) le frequenze del beauty contest, visti anche i risultati dell'asta sui canali della banda 800 Mhz, valgono 1,8-2 miliardi di euro. E i sei canali NON sono equivalenti: i due, il 58 e il 55, che andranno, con ogni probabilità a Rai e Mediaset sono gli unici isofrequenziali (insieme al 54 del gruppo C). Uno dei tre del gruppo A è il 7 della banda VHF dove, tanto per fare un esempio, trasmette Radio Slovenia...

5) Il Disciplinare premia chi ha più impianti e, in generale, chi ha di più e da prima. Ma non doveva favorire i nuovi entranti nel settore?

6) Quante favole ci hanno raccontato durante le Conferenze nazionali sul digitale terrestre? Perchè le due principali associazioni delle tv locali, Frt e AerantiCorallo, non hanno mai sollevato, durante le Conferenze, da Torino a Roma passando per Napoli, dubbi e perplessità su una normativa e un modello di transizione che non potevano non portare all'attuale disastro per l'emittenza locale (se non qualche timido distinguo all'ultima Conferenza di Milano?). Perché non si fanno più Conferenze sul digitale terrestre?

7) Perchè i criteri di nomina della commissione che dovrà assegnare le sei frequenze del beauty contest non sono ancora noti, quando le domande vanno consegnate entro mezzogiorno del 6 settembre?

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TAGS: Aeranti-Corallo, Frt, Mediaset, Rai, tv digitale, UHF, VHF

17 agosto 2011 - 19:27

Tempo di stangate, ma c'è chi regala reti che valgono almeno 1 miliardo. A chi?

Il Governo, sotto la pressione dell'Ue, è stato costretto ad approvare un decreto di tagli e nuove tasse per 45 miliardi. Nel mentre, nel sistema televisivo, c'è chi grida alla privatizzazione della Rai (vi sono pro e contro di cui in un prossimo post). Nessuno grida al fatto che con il prossimo beauty contest lo Stato assegnerà gratuitamente sei frequenze nazionali, divise in tre blocchi. Il loro valore è di almeno un miliardo di euro, visti i prezzi di mercato di un multiplex nazionale e considerando le opzioni future in termini di aumento della capacità e della qualità trasmissiva (DVB-T2, HD, 3D).  Un regalo dello Stato, fatto con i soldi di tutti i contribuenti non evasori, a chi? Uno dei tre lotti è il lotto B, composto da due multiplex. E' quello a cui possono partecipare anche Rai e Mediaset.  Quest'ultima ha appena chiuso la fusione con la società DMT, aumentando il numero dei propri impianti: 4 punti su 100 saranno assegnati in base al numero degli impianti, altri 4 al maggior numero di siti di diffusione in digitale...In ogni caso Mediaset è la favorita per uno dei due multiplex, mentre l'altro era dato per certo alla Rai, che adesso teme che Telecom Italia scenda in campo come tale e non come Telecom Italia Media, con ovvie maggiori possibilità di sottrarre il secondo mux alla tv di Stato. Fermiamoci qui, per ora. Il Governo, lo Stato assegnano frequenze - protette dalle interferenze e in esclusiva, coordinate con l'estero - che valgono centinaia di milioni di euro. In questo momento, quando in Parlamento vi è questa stangata che peserà sulle tasche di milioni di italiani. E a chi le assegna? All'azienda controllata da Fininvest, cioè dal capo del Governo? Alla Rai controllata dai partiti e dal Governo? Gli uomini dei media e della comunicazione si sono subito sollevati contro tale eventualità.....scherzo, naturalmente. Figuriamoci...    

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TAGS: DMT, Fininvest, frequenze, Mediaset, Rai, Telecom Italia, Tv

29 giugno 2011 - 18:04

Il Governo fa la faccia feroce con le tv locali....Forte con i deboli...

La bozza della manovra che il Governo approverà giovedì (domani per chi scrive) contiene misure per la "razionalizzazione" dello spettro radioelettrico.

Il Governo sta per bandire due gare per assegnare frequenze. In entrambi i casi, il Governo le già assegnate: quelle della banda 800 Mhz a una serie di tv locali. E sei multiplex digitali, in via provvisoria, agli operatori esistenti (per la sperimentazione, si dice, ma si è già chiarito su questo blog che sono utilizzati a livello commerciale). Si è creato un ingorgo di frequenze: nelle regioni digitali tutte quella disponibili sono state cedute ad operatori televisive, senza seguire il Piano delle frequenze dell'Agcom e il coordinamento internazionale con i paesi confinanti.

Ora che fa il Governo? Dopo aver rilasciato regolari titoli pluriennali per l'uso delle frequenze della banda 800 Mhz a tv locali (e non alle nazionali, chissa perché...?) nelle regioni digitali, ora minaccia la disattivazione coattiva degli impianti se tali frequenze non saranno liberate entro il 31 dicembre 2012. Alla tv locali non solo vengono assegnate le frequenze non coordinate, non solo non si assegnano più i canali dal 61 al 69 nelle regioni ancora analogiche, ora c'è anche la minaccia dell'oscuramento e dell'esproprio di Stato. Forti con i deboli...

E se le tv locali ricorressero al Tar contro tali provvedimenti? Si mette una norma di legge che impone al Tar Lazio (escludendo gli altri Tar regionali) di provvedere solo al risarcimento eventuale e non al reintegno nell'uso delle frequenze. Si cambia la giustizia amministrativa.

Le tv nazionali, intanto, hanno avuto 25 frequenze nazionali coordinate (ad eccezione della Rai che si è messa nei guai per chiedere troppe frequenze diverse nella stessa regione e ora deve fare i conti con le tv locali). Due pesi, due misure, è ovvio. Ma chi lo dice? L'avete sentito in qualche telegiornale?

Le tv locali si sono scavate la fossa da sole quando hanno accettato, nei fatti, la legge Gasparri, Da allora le maggiori tv nazionali possono crescere in reti, programmi e risorse senza limiti (il Sic non è tale, il limite sui programmi è inapplicabile e comunque inapplicato dall'Agcom). Qualche tv locale darà ancora segni di vita?

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TAGS: frequenze, Governo, legge Gasparri, Rai, Sic, tv digitale

15 giugno 2011 - 20:01

Qualche domanda a margine della relazione annuale dell'Agcom

La presentazione di Corrado Calabrò alla Relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contiene molti spunti di grande interesse. Sui social network e il loro impatto sulla società, sull'offerta legale via Internet come priorità, sulla disintermediazione culturale del Web, sulla permanenza del ruolo centrale della televisione, sul diritto d'autore.

Calabrò ha deciso di volare alto, quest'anno, forse l'ultimo o forse si farà ancora in tempo a giugno del 2012 a salutare le istituzioni.

Volando un po' più basso, sorgono alcune domande su particolare che appaiono quantomeno sfuocati o del tutto invisibili.

Si può non nominare mai il conflitto d'interessi in una Relazione sul sistema dei media e della comunicazione?

Si può non analizzare il fenomeno di fondo che sta caratterizzando l'assetto televisivo, ovvero l'integrazione verticale tra reti di trasmissione, distribuzione del segnale, raccolta della pubblicità, offerta di contenuti multipiattaforma, società di produzione dei contenuti, cinema incluso sino alle sale, ovvero la mediamorfosi di Mediaset?

Si può non analizzare i dati che l'Isimm rileva per conto della stessa Agcom sul pluralismo dei Tg e dei programmi extra-tg? Dati che dimostrano, anno dopo anno, una continue, sistematica, permanente violazione dei principi del pluralismo e della pari opportunità dei soggetti politici e istituzionali, per non parlare di quelli sociali?

Si può giustificare il fatto che Mediaset abbia il 56% della raccolta pubblicitaria con il 38% degli ascolti con lo stringente limite di legge della Rai ed omettere che, negli ultimi anni, a limiti invariati per tutti, ogni anno la Rai guadagna ascolti ma ha incrementi molto inferiori a quelli di Mediaset che perde ascolti (e qui si torna alla prima domanda?).

 

Si può non segnalare che il Sic continua a non aver alcun senso, ad essere un argine inesistente contro la concentrazione?

 

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15 giugno 2011 - 19:25

L'Antitrust e la cattiva ricezione del segnale:non è la Rai....

L'Autorità Antitrust apre un'istruttoria sulla cattiva ricezione del segnale Rai con il digitale terrestre. Sulla cattiva ricezione non ci sono dubbi, semmai l'istruttoria arriva tardi.

E' sulle responsabilità che l'Antitrust dovrebbe indagare. La Rai ne ha, ma certo non le principali. Una è quella di farsi assegnare, al contrario di Mediaset, frequenze non SFN e quindi meno garantite rispetto alle interferenze di altre tv, locali in testa.  Non è la Rai, però, ad aver creato l'attuale ingorgo di frequenze, non è la Rai ad aver assegnato, nelle regioni del Nord, tutte le frequenze, tutte, anche quelle della banda 800 Mhz da mettere in gara e quelle del beauty contest. Nonchè quelle che sono assegnate ai paesi confinanti dall'ultima Conferenza di Ginevra.

Dovrebbe partire da qui una seria istruttoria sulla cattiva ricezione - da parte di molti italiani che pagano il canone e  hanno speso soldi per l'antenna e il decoder - del segnale Rai e del segnale televisivo in digitale. Non è un caso, certo, che l'ascolto tv cresca nelle regioni analogiche, nonostante la tanto decantata moltiplicazione dei pani e dei pesci dell'offerta digitale. 

La transizione al digitale è stata impostata sin dall'inizio per rafforzare la posizione dominante conquistata da un gruppo nell'analogico. La Rai, colpevolmente, non ha mai contrastato questo modello di continuità con l'analogico (per esempio dentro Dgtvi). Dopo le tv locali, adesso, comincia a pagarne le conseguenze.  

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15 giugno 2011 - 19:08

Beauty contest: dopo le "sberle", il Governo vuole accelerare

Dopo le elezioni amministrative e i referendum si è capovolta l'intenzione del Governo sul beauty contest per le sei frequenze nazionali. Dopo aver perso mesi e dopo aver (senza alcun atto pubblico) assegnate provvisoriamente tutte le frequenze che il Piano dell'Agcom riservava al beauty agli operatori esistenti da Mediaset a Rai a Telecom Italia Media (tanto per rafforzare le posizioni dominanti negli ascolti e nella pubblicità) e a cercare di ostacolare l'ingresso di Sky, ora bisogna fare in fretta. Non si sa per quanto il Governo possa durare e si vuole assolutamente gestire l'assegnazione, senza lasciarla nelle mani di un ipotetico governo successivo.

In ogni caso, si vuole lasciare comunque Sky fuori dalla porta delle frequenze. Sky lo sa e prepara dure iniziative di denuncia (ha da tempo presentato un ricorso al Tar Lazio contro il Regolamento dell'Agcom, ma non ha chiesto la sospensiva per non rischiare di ritardare l'assegnazione....).

Il tutto viene gestito in tutta segretezza, alla faccia della trasparenza nell'assegnazione delle frequenze: chi ha mia visto il bando di gara che Bruxelles ha rinviato a Roma? Qualcuno, che non siano gli operatori interessati, lo vedrà mai?

Ricordo che l'etere è un bene pubblico demaniale, non un affare privato tra Ministero, Agcom e operatori.

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7 giugno 2011 - 20:39

Il caso Santoro: Lorenza Lei più forte, Rai più debole. La 7 sul mercato

Qualcuno, magari, ha esagerato. Come "Il Corriere della Sera" che dedica il titolo centrale di prima pagina al "caso Santoro che scuote la tv" Ci sono tragedie che meritano più spazio di questa vicenda. I giornalisti tendono a ingigantire le storie che li convolgono, convinti che debbano interessare allo stesso modo tutti gli italiani. Poi ci lamentiamo di perdere lettori...

Detto questo, la fine di Anno Zero e la perdita di Santoro da parte della Rai aprono nuovi scenari. Da una parte, una Rai più debole e una Rai2 molto più debole a fronte della concorrenza. Mediaset prese Santoro unicamente per togliere i suoi ascolti alla Rai.

Una transazione tra azienda e conduttore poteva essere raggiunta per sanare il contenzioso giudiziario, ma per siglare un nuovo contratto,con il quale la Rai riconosceva il successo di un formato mandandolo in onda per propria volontà e non, com'è accaduto finora, per ordine dei  giudici. 

L'editto bulgaro, alla fine, è riuscito a concretizzarsi. Il direttore generale Lorenza Lei è ora certamente più forte agli occhi del Governo, il che non significa automaticamente avere maggiore autonomia (lo si vedrà alle prossime nomine). Lorenza Lei è più forte, la Rai è più debole. Si riduce la diversità all'interno del duopolio televisivo: e questo mentre si vorrebbe togliere Paolo Ruffini dalla direzione di Rai3 (magari per farlo finire alla 7 con Santoro e Mentana?). Ricordo che il pluralismo interno al servizio pubblico è un dovere più volte ribadito (invano) dalla Corte Costituzionale.

Se il servizio pubblico espelle (con sollievo, in alcuni casi) la diversità dei pareri,perde ulteriore credibilità. Questo ai suoi dirigenti sembra importare proprio poco. 

Santoro farà la fortuna de La 7? Sicuramente ne alzerà l'audience e renderà la rete di Telecom Italia Media più appetibile sul mercato. Si va verso il mitico terzo polo? C'è ancora molta strada da fare e La 7, quali che siano i soci, non può costituire un alibi per un duopolio sempre più allineato e omologato.

Chi pensa al pubblico, alla qualità dell'offerta, al suo pluralismo e alla concorrenza interna al sistema televisivo? Ben pochi, purtroppo, compresi gran parte dei ricercatori, troppo preoccupati dal trovare commesse.

 

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Categorie: Televisione

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TAGS: Anno Zero, La 7, Lei, Mediaset, Rai, Santoro

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